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mercoledì 22 novembre 2017

Francia, dilaga la Messa tradizionale!

In circa il 90% delle diocesi francesi la Messa tridentina viene celebrata almeno una volta a settimana. Ormai in Francia il movimento tradizionale è un fiume in piena che dilaga e abbatte le ultime strenue resistenze delle anziane e demoralizzate truppe moderniste. Sono sempre più numerosi i fedeli transalpini che scelgono di nutrire la propria anima abbeverandosi alla pura fonte del Santo Sacrificio della Messa celebrato col "Missale Romanum" di San Pio V. Il fatto che a sostenere la Messa tridentina siano prevalentemente i giovani, consente di pronosticare che la forte avanzata della liturgia tradizionale sia destinata a proseguire senza sosta, anche perché le vegliarde truppe moderniste si stanno assottigliando sempre di più, e quindi le ultime sacche di resistenza verranno spazzate via nel giro di breve tempo. Ormai è evidente che la “Linea Maginot” modernista è stata sfondata! La lotta continuerà senza tregua sino a quando il diritto dei fedeli a poter vivere “l'esperienza della Tradizione” non sarà garantito dappertutto.

La “quinta colonna” del Movimento Tradizionale

Era in corso la guerra civile spagnola. Il Generale Emilio Mola Vidal, comandante delle truppe nazionali dell'armata del nord, stava per sferrare un attacco su Madrid per liberarla dalla sanguinaria tirannide rossa. I giornalisti stranieri gli domandarono con quale delle sue quattro colonne avrebbe conquistato la capitale della Spagna. Il Generale Mola rispose: “La quinta colonna”, riferendosi ai gruppi anticomunisti presenti in città.

Ho l'impressione che una cosa del genere stia avvenendo anche nella lotta contro il neomodernismo. Infatti ho scoperto che all'interno delle “roccaforti” moderniste sono presenti dei militanti del movimento tradizionale. Si tratta di elementi in prevalenza giovani, che simpatizzano per la liturgia tradizionale, ma che al momento non possono esternare le proprie legittime aspirazioni onde evitare di essere epurati. Verrà il giorno in cui la quinta colonna uscirà allo scoperto, e i seguaci dell'eretico teologo modernista Alfred Loisy verranno accerchiati e costretti alla resa incondizionata. :-) Altro che “onore delle armi”! Ai modernisti, traditori della Tradizione Cattolica, bisognerà imporre una bella penitenza espiatrice: gettare al macero tutti i loro libri nei quali affermano la dottrina dell'evoluzione del dogma e le altre eresie condannate dal Magistero perenne della Chiesa.

Pensiero del giorno


La carità è amore verso Dio e verso il prossimo, la filantropia è amore solo verso l'uomo; la filantropia è naturalistica e materialistica e i filantropi molto spesso, mentre "proclamano giustizia, legge, onestà", violano "ogni legge umana e divina". La carità è, invece, la "regina delle virtù", perché mette prima Dio e poi gli uomini, sicché di "matrice divina" è l'amore verso questi ultimi.


(Brano tratto dagli scritti di Padre Giuseppe M. Leone, C.SS.R.)

martedì 21 novembre 2017

La massoneria ha un'implacabile avversione contro il cattolicesimo


Riporto un brano tratto dall'Enciclica "Humanum genus", del Sommo Pontefice Leone XIII.


I Massoni non si accontentano di tenere lontana la Chiesa, ottima guida, ma si adoperano per nuocerle con persecuzioni. Pertanto diventa lecito assalire impunemente gli stessi fondamenti della religione cattolica con la parola, con gli scritti, con l’insegnamento; si violano i diritti della Chiesa né sono salvi i doni divini in grazia dei quali essa si è ingrandita. Ad essa è consentita una ridottissima facoltà di operare, e ciò in forza di leggi in apparenza non troppo repressive, ma in verità concepite in modo da inceppare la libertà. Inoltre vediamo che al Clero vengono imposte leggi particolari e vessatorie in modo che esso ogni giorno di più si vede diminuito di numero e privato dei mezzi necessari; vediamo i residui beni ecclesiastici stretti da vincoli iugulatori, subordinati al potere e all’arbitrio dei governanti; soppresse e disperse le comunità degli ordini religiosi. Ma contro la Sede Apostolica e il Romano Pontefice arde ancor più violento l’accanimento dei nemici. Prima di tutto, con menzogneri pretesti il Pontefice fu spogliato del principato civile, roccaforte della sua libertà e del suo diritto; poi fu ridotto a una condizione iniqua e ad un tempo intollerabile per gli ostacoli ovunque frapposti; finché si è giunti a questi tempi in cui i settari dichiarano apertamente ciò che a lungo avevano segretamente macchinato tra loro: occorre abolire il sacro potere dei Pontefici e distruggere totalmente la stessa divina istituzione del Pontificato. Prova sufficiente di ciò, ove altri argomenti mancassero, è la testimonianza di uomini consapevoli, la maggior parte dei quali, sia altre volte, sia di nuovo e per memoria recente, dichiararono che è vero quanto si è detto dei Massoni: essi vogliono soprattutto perseguitare con implacabile avversione il cattolicesimo, e non si placheranno finché non vedranno distrutte tutte le istituzioni religiose fondate dai Sommi Pontefici. Se è vero che gli iscritti alla setta non sono forzati a rinnegare espressamente la fede cattolica, ciò non contrasta affatto con i propositi dei Massoni in quanto, se mai, giova ad essi. In primo luogo, infatti, ingannano con questo espediente i semplici e gli incauti, e ne lusingano molti con generose offerte. Inoltre, accogliendo chiunque s’incontri, e di qualsivoglia religione, conseguono il risultato di trascinare nel funesto errore del nostro tempo per cui è necessario abbandonare gli scrupoli religiosi in quanto non vi è differenza alcuna tra le varie confessioni. Questo ragionamento è rivolto al fine di sopprimere tutte le religioni e particolarmente la cattolica la quale, essendo l’unica vera tra tutte, non può essere confusa con le altre senza gravissima offesa.

Pensiero del giorno

Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi date da Dio ai nostri padri.

[Pensiero tratto dalla Sacra Scrittura, II Libro dei Maccabei 7,2].

lunedì 20 novembre 2017

La resistenza continua!

Ripubblico l'accorato appello che mi scrisse un lettore del blog qualche giorno dopo l'annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI. A distanza di alcuni anni rimane un appello ancora valido, vista la confusione che dilaga tra i cristiani.


Carissimo D.,
                        [...] Vorrei chiederti una cortesia. Siccome noto che nessun istituto più o meno tradizionale o gruppo stabile si è fatto ancora promotore di qualche iniziativa PUBBLICA di preghiera e penitenza per chiedere a Dio di aver pietà di noi e di salvare la Chiesa e la società in questo periodo così difficile, ho pensato di scrivere un appello. Te lo allego. Se ti sembra opportuno, potresti pubblicarlo sul blog? 

Grazie sempre di tutto.
Oremus ad invicem!

(Lettera firmata)


Cari amici,
                    siamo tutti giustamente sconvolti per gli avvenimenti degli ultimi giorni e legittimamente ci stiamo interrogando sulle cause e sui possibili, più o meno drammatici, sviluppi dell’attuale situazione. Ora, però, non è più tempo di parlare, ma di pregare! Il futuro si prospetta oscuro e incerto. Con la preghiera e con la penitenza, però, possiamo in qualche modo limitare i danni o – volesse il Cielo – addirittura scampare grandi sciagure per la Chiesa e per la società.  È più che mai necessario che i Sacerdoti e i Consacrati legati alla Liturgia tradizionale si facciano promotori di iniziative pubbliche di preghiera (ad esempio, SS. Messe VO, Rosari, adorazione Eucaristica, processioni, litanie dei Santi, Via Crucis). In questo modo sarebbe possibile anche coinvolgere persone che non si rendono conto della gravità del momento e lanciare un messaggio ai modernisti, che noi ci siamo e non ci arrenderemo, nonostante tutte le opposizioni! Frangimur, non flectimur!  

Difendere la "nuova evangelizzazione" dalle grinfie del modernismo

Ogni tanto si sente parlare della necessità di una nuova evangelizzazione dell'Europa. Prima di avanzare progetti di evangelizzazione dobbiamo porci alcune domande: perché è in corso la scristianizzazione della società? Di chi è la colpa? Io penso che gran parte del disastro sia stato causato dal modernismo. Sì, anche comunisti, laicisti e massoni hanno le loro responsabilità, ma se non ci fossero stati i modernisti, il cristianesimo avrebbe alzato una diga invalicabile contro la secolarizzazione. Insomma il modernismo è stato il cavallo di Troia per far penetrare il fumo di satana nel Tempio.

Il Vangelo rimane l'unica via di salvezza, ma è necessario viverlo con più coerenza, non in maniera annacquata. Non è possibile nessun compromesso tra mondo e Vangelo. Dunque, chi dovrà svolgere la nuova evangelizzazione? Se i nuovi evangelizzatori saranno gli stessi personaggi che ci hanno portato alla catastrofe con le loro eretiche dottrine moderniste, allora è meglio lasciar perdere, onde evitare che si propaghi la confusione. Per intenderci, se tra i nuovi evangelizzatori si infiltrassero coloro che negano la divinità di Cristo, la Risurrezione, la Presenza Reale, l'eternità dell'inferno, l'esistenza del purgatorio, la verginità perpetua della Madonna... allora sarebbero guai seri. Qui c'è bisogno di gente come San Francesco Saverio, San Pietro Canisio, San Roberto Bellarmino, Sant'Alfonso Maria de Liguori, cioè di persone ricche di buona dottrina e di zelo per la salvezza delle anime. Per rievangelizzare le terre scristianizzate bisogna recuperare la Tradizione: liturgia ben celebrata, canto gregoriano, catechismo fatto seriamente, sermoni alla Sant'Alfonso, recupero dei novissimi, riutilizzo nell'insegnamento della Somma Teologica di San Tommaso, propagazione della devozione alla Madonna, ecc.

Con le chiacchiere dei modernisti non si converte nessuno, anzi, si allontana sempre più la gente dalle chiese.

Pensiero del giorno

Gesù Cristo si è forse fermato innanzi alle difficoltà?

(Don Giacomo Alberione)

domenica 19 novembre 2017

Efficacia della preghiera come mezzo di perfezione

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


La preghiera ha tanta efficacia per santificarci che i Santi ripetevano a gara l'adagio: "Sa ben vivere chi sa ben pregare [...]". Produce infatti tre mirabili effetti: 1) ci distacca dalle creature; 2) ci unisce totalmente a Dio; 3) ci trasforma gradatamente in lui.

1° Ci distacca dalle creature in quanto sono ostacolo alla nostra unione con Dio. È cosa che viene dal suo stesso concetto: per inalzarci a Dio, è necessario anzitutto districarci dalla stretta delle creature. Da queste attratti per via dei seducenti diletti che ci offrono, dominati pure dall'egoismo, non possiamo sfuggire a questa doppia morsa senza spezzare i vincoli che ci attaccano alla terra. Ora nulla produce meglio questo santo effetto quanto l'elevazione dell'anima verso Dio con la preghiera: per pensare a lui e alla sua gloria, per amarlo, siamo obbligati a uscir di noi stessi e dimenticare le creature e le perfide loro lusinghe. E giunti che siamo presso di lui, uniti in intima conversazione con lui, le sue perfezioni infinite, la sua amabilità e la vista dei beni celesti compiono il distacco dell'anima nostra da questa terra: quam sordet tellus dum cælum aspicio! Veniamo a odiar sempre più il peccato mortale, che ci svierebbe intieramente da Dio; il peccato veniale, che ci ritarderebbe nell'ascensione verso di lui; e adagio adagio anche le imperfezioni volontarie, che ci diminuiscono l'intimità con lui. Impariamo pure a combattere più vigorosamente le inclinazioni sregolate che sussistono nel fondo della nostra natura, perchè intendiamo meglio che tendono ad allontanarci da Dio.

2° Si perfeziona così la nostra unione con Dio, diventando di giorno in giorno più intiera e più perfetta.

A) Più intiera: la preghiera infatti afferra, per unirle a Dio, tutte le nostre facoltà: a) la parte superiore dell'anima, l'intelligenza, occupandola nel pensiero delle cose divine; la volontà, dirigendola verso la gloria di Dio e gl'interessi delle anime; il cuore, lasciando che si effonda in un cuore sempre aperto, sempre amoroso e compassionevole, e produca affetti che non possono essere che santificanti; b) le facoltà sensitive, aiutandoci a fissare su Dio e su Nostro Signore la fantasia e la memoria, le emozioni e le passioni in ciò che hanno di buono; c) il corpo stesso, aiutandoci a mortificare i sensi esterni, fonti di tante divagazioni, e a regolare il contegno secondo le regole della modestia.

B) Più perfetta: la preghiera, quale l'abbiamo spiegata, produce infatti nell'anima atti di religione inspirati dalla fede, sorretti dalla speranza e avvivati dalla carità [...]. Ora qual cosa più nobile e più santificante di questi atti delle virtù teologali? Vi si aggiungano ancora gli atti d'umiltà, d'obbedienza, di fortezza, di costanza, che la preghiera suppone, e sarà facile vedere in che modo perfettissimo l'anima s'unisce a Dio con questo santo esercizio.

3° Non è quindi meraviglia che l'anima così si trasformi progressivamente in Dio. La preghiera è, a così dire, una santa comunione con lui: quando noi gli presentiamo umilmente i nostri ossequi e le nostre domande, egli si china verso di noi e ci comunica le sue grazie che producono questa santa trasformazione.

A) Il sol fatto di considerare le divine sue perfezioni, di ammirarle, di prendervi una santa compiacenza, le attira già in noi col desiderio che fa nascere di potervi in qualche modo partecipare; l'anima, immersa in questa affettuosa contemplazione, si sente a poco a poco come tutta pervasa e compenetrata di quella semplicità, di quella bontà, di quella santità, di quella serenità, che altro non chiede che di comunicarsi a noi.

B) Allora Dio si china verso di noi per esaudire le nostre preghiere e concederci copiose grazie; quanto più noi cerchiamo di rendergli i nostri doveri tanto più egli pensa a santificare un'anima che lavora alla sua gloria. Possiamo chiedere molto, purchè lo facciamo con umiltà e fiducia; nulla può rifiutare alle anime umili che si danno più pensiero degli interessi suoi che dei loro. Le illumina con la sua luce per mostrare loro il vuoto, il nulla delle cose umane; le attira a sè, svelandosi ai loro sguardi come Sommo Bene, fonte di tutti i beni; dà alla loro volontà la forza e la costanza che le occorre per non volere e non amare se non ciò che ne è degno. Non possiamo conchiudere meglio che con le parole di S. Francesco di Sales: "Per mezzo di lei (l'orazione) noi parliamo a Dio e Dio a sua volta parla a noi; noi aspiriamo a lui e respiriamo in lui, ed egli a sua volta ispira in noi e respira su noi". Felice scambio che riuscirà a tutto nostro vantaggio, perchè tende nientemeno che a trasformarci in Dio, facendocene partecipare i pensieri e le perfezioni!


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Amare il Signore in parole è facile, ma il vero amore sta nella sofferenza accettata con rassegnazione; anche noi, se vogliamo riparare nel modo migliore, dobbiamo offrire le nostre tribolazioni fisiche e morali, esterne ed interne; offrire al Signore le nostre croci accettate con pazienza. Dobbiamo vivere di questo spirito cristiano: tutto è permesso o è voluto da Dio, nulla accade in questo mondo senza la sua divina volontà: è Dio stesso che ci offre quella tribolazione. In qualunque circostanza della nostra vita dobbiamo sapergli dire: «Voi avete sofferto per me, anch'io voglio soffrire per voi».


[Pensiero di Padre Felice Maria Cappello S. J. - 1879-1962].





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sabato 18 novembre 2017

Riapre la chiesa del Sacro Cuore di Tolentino (Macerata)

Sabato 9 dicembre 2017, alle ore 16, riaprirà solennemente al culto la chiesa del Sacro Cuore di Tolentino, ove ha sede l’omonima Confraternita e dove viene celebrata la S. Messa tradizionale.

Gravemente danneggiata e resa inagibile dal terremoto dell’anno scorso, la chiesa è stata completamente restaurata e messa in sicurezza antisismica dal Governo ungherese. L’Ungheria sarà ufficialmente rappresentata dai propri massimi rappresentanti diplomatici e dal Presidente della Conferenza Episcopale Magiara, S.E.R. Mons. András Veres.

Alle ore 16, il Vescovo Diocesano, S.E R. Mons. Nazzareno Marconi, aprirà la porta della chiesa proclamando i due giorni di Indulgenza Plenaria concessi dalla Penitenzieria Apostolica. Quindi S.E.R. Mons. Giuseppe Sciacca, Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, canterà al faldistorio, nella forma straordinaria del rito romano, i Primi Vespri Pontificali della Beata Vergine di Loreto, Patrona Principale della Regione Marche. Seguirà l'Esposizione del Santissimo Sacramento, il canto del Te Deum e la Benedizione Eucaristica.

Il Priore della benemerita Venerabile Confraternita del Sacro Cuore di Gesù di Tolentino, l’amico Andrea Carradori, desidera far sapere che sarà graditissima la presenza di tutti i reverendi Sacerdoti che potranno intervenire. Chi desiderasse farlo, è pregato di darne comunicazione all’indirizzo mail confraternitasacrocuore@gmail.com








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Necessità di un movimento politico che difenda i "valori non negoziabili"

Dopo il grande successo del Family Day del gennaio 2016 in difesa della famiglia tradizionale e dei diritti dei bambini, scrissi una "lettera aperta" agli organizzatori della grande manifestazione. Visto che tra pochi mesi in Italia si svolgeranno le elezioni legislative, ritengo opportuno ripubblicare quella "lettera aperta" che pur essendo datata, conserva delle considerazioni di grande attualità ed urgenza. 



Carissimi attivisti del “Family Day”,
                                                                 innanzitutto mi complimento con voi per essere riusciti a organizzare una delle più imponenti manifestazioni popolari della storia repubblicana. Certo, il vero merito è di Dio, senza il cui aiuto gli uomini non possono fare nulla di buono, ma è giusto ringraziare anche voi per l'impegno profuso.

Perché ho deciso di scrivervi una “lettera aperta”? I tradizionali manuali di Teologia Morale insegnano che se ci si trova nella situazione di dover scegliere tra due o più movimenti politici “non buoni”, è lecito votare per quello “meno peggiore”. Tuttavia, molti cattolici si sono stancati di votare per le liste “meno distanti” dai valori cristiani. Noi vogliamo votare per una lista che promuova autenticamente i valori in cui crediamo!

Il Magistero della Chiesa insegna che è peccato grave riconoscere giuridicamente le unioni omosessuali (in quanto coppie), come ad esempio propone di fare l'iniquo disegno di legge presentato dalla senatrice Cirinnà del Partito Democratico. Purtroppo, ci sono molti politici che pur dichiarandosi cattolici, sono disposti a votare il ddl Cirinnà limitandosi a chiedere qualche modifica riguardante le adozioni per le coppie gay. Ma questo compromesso non è accettabile per noi cattolici.

La difesa della famiglia tradizionale non è l'unico “valore non negoziabile” che bisogna difendere in Parlamento. Infatti bisogna rinvigorire la lotta politica contro l'abominevole delitto dell'aborto, la piaga della droga, la pestilenziale diffusione della pornografia, la tirannica ideologia gender, e tanti altri problemi che stanno portando a gravi conseguenze nel popolo italiano. Per combattere efficacemente queste battaglie di civiltà è necessario avere in Parlamento dei politici “tenacemente cattolici” e con le idee chiare. Personalmente penso che un'eventuale “Lista per la difesa dei valori non negoziabili” avrebbe la possibilità raccogliere milioni di voti, basti pensare che per ogni persona che ha partecipato al “Family Day” di sabato scorso o alla “Marcia per la Vita” di maggio, ce ne sono almeno altre dieci o venti che avrebbero voluto partecipare, ma che per vari motivi (lavoro, salute, distanza, ecc.) non sono andate a Roma. Con un milione di voti si supererebbe abbondantemente la soglia di sbarramento del 3% per entrare in Parlamento, ma io ritengo che se ne possano ottenere molti di più.

Lo so, umanamente parlando sembra un'impresa titanica dar vita a un movimento politico “tenacemente cristiano”. Ma anche riempire l'enorme Circo Massimo sembrava un sogno irrealizzabile, e invece è diventato realtà.

Non vi chiedo di darmi una risposta, vorrei solamente che rifletteste sulla possibilità di dar vita a un nuovo movimento politico che difenda davvero la famiglia tradizionale e gli altri “valori non negoziabili” (come li chiamava Papa Benedetto XVI). Questo potrebbe essere il momento adatto per dar finalmente vita a un qualcosa di molto utile per il vero bene del popolo e la maggior gloria di Dio.

Cordialiter

Lavorare per il Signore

Ogni tanto Maristella mi invia dei brevi ed edificanti messaggi tramite Whatsapp. Tra di noi si è instaurato un rapporto davvero fraterno (nell'autunno del 2016 ha preso qualche giorno di ferie ed è venuta a trovarmi... siamo stati "vicini di casa" per 3 giorni, trascorsi in cristiana letizia). Ecco i bei pensieri che mi ha scritto in uno dei suoi messaggi.


Ciao carissimo fratello in Cristo, come stai?

Io sono su un affollatissimo autobus bloccato nel traffico milanese... piove forte ma sono riuscita a sedermi e non mi lamento di certo. Quando vorrei lamentarmi cerco di pensare a Gesù e cerco di ringraziare.

Oggi ho cercato di lavorare bene per il Signore e sempre per Lui ho cercato di essere gentile con tutti... anche con chi alle volte non è affatto gentile con me. Ho imparato questo dal tuo blog e così cerco di metterlo in pratica per il Signore e per le anime sante del Purgatorio.

Alle volte faccio anch'io tanti sbagli... perdo la pazienza. Mi dispiace molto contristare il mio Divino Salvatore. (...)

Ti auguro una serena serata e ti saluto nei Cuori Immacolati.

Maristella

Pensiero del giorno

Come sono belle [...] le anime che salvano le anime, e come sono belli i loro passi quando annunciano il bene e la pace alle anime traviate, rese infelicissime dal peccato! Quale eterna corona prepara il Signore a queste anime apostoliche che non si danno riposo per salvare e beneficare. [...] Come sono belle queste anime che brillano di gioia per una conquista fatta al Signore, come sono belle nel profondo dolore che le punge per un colpo mancato al teso arco del loro zelo!

[Brano tratto dal commento di Don Dolindo Ruotolo alla Seconda lettera di San Paolo ai Corinzi, Apostolato Stampa].

venerdì 17 novembre 2017

Il demonio scimmiotta i modernisti


Siamo ormai abituati alla strenua e rancorosa opposizione delle anziane ma ancora agguerrite truppe moderniste contro la liturgia tradizionale. È "curioso" constatare che il diavolo in persona si è messo a scimmiottare i modernisti. Sentite questo fatto realmente accaduto.

Tempo fa un prete è andato in pellegrinaggio presso un celebre santuario. Nel pomeriggio, mentre si stava avviando verso l'auto per tornare presso la sua parrocchia per celebrare la Messa tradizionale, improvvisamente una sconosciuta donna ossessa dal demonio l'ha bloccato e ha incominciato a gridare: “Tu non ci andrai! Tu non ci andrai!”. Il prete ha benedetto l'ossessa ed è riuscito a calmarla, riuscendo così a poter tornare in parrocchia per celebrare il Santo Sacrificio secondo il rito romano tradizionale.

Questo fatto è emblematico. La bestiaccia infernale, dopo aver aizzato per anni modernisti, progressisti e massoni, adesso tenta addirittura di ostacolare l'avanzata della Messa tridentina minacciando rabbiosamente i preti di stampo tradizionale. Se quell'imbecille di Beelzebub odia così tanto la “Messa di sempre”, evidentemente si è accorto del gran bene spirituale che produce nelle anime. 

La prossima volta che un modernista dirà a qualcuno dei nostri: “Questa Messa tridentina non s'ha da fare!”, bisognerebbe fargli comprendere con che razza di compagno fa fronte comune. Ma forse sarebbe inutile, visto che per i seguaci dell'eresia modernista il diavolo non esiste.

Comunque, le minacce da parte di modernisti e demoni non ci spaventano. Noi militiamo sotto il vessillo di Cristo Re dell'Universo. Haec est victoria quae vincit mundum, fides nostra!

Pensiero del giorno

Un atto d'obbedienza e di umiltà, oltre al proprio valore, riceve dalla carità un valore assai più grande quando è fatto per piacere a Dio, perchè allora diventa un atto di amore, cioè un atto della più perfetta tra le virtù. Aggiungiamo che quest'atto diventa più facile e più attraente: obbedire e umiliarsi costano molto alla orgogliosa nostra natura, ma il pensiero che, praticando questi atti, si ama Dio e se ne procura la gloria, li rende singolarmente facili. 


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

giovedì 16 novembre 2017

Fare la Comunione in peccato mortale

Tempo fa una mia amica mi ha raccontato di aver avuto una discussione con una sua parente, la quale ha affermato erroneamente che anche se siamo in condizioni di grave peccato, è sempre meglio fare la Comunione. Ecco la mia risposta.



Cara sorella in Cristo, 
                                         leggo con interesse le tue e-mail perché non sono banali e superficiali, ma trattano argomenti importanti e profondi.

Purtroppo, oggi in giro ci sono tante persone (anche tra i sacerdoti) che affermano cose contrarie a quelle che insegna la Dottrina Cattolica. Andare a Messa la domenica è un precetto ecclesiastico che obbliga “sub gravi”, cioè sotto pena di colpa grave (ci sono dei casi in cui si è scusati dall'andare a Messa, se vuoi te ne parlo la prossima volta). Chi senza giustificazione non va a Messa nei giorni festivi, non può prendere la Comunione senza prima confessarsi. E quando si confessa deve essere sinceramente pentito del peccato fatto, e deve anche avere il fermo proposito di non peccare più (almeno di non commettere più i peccati mortali), altrimenti l'assoluzione è invalida.

Se una persona è in peccato mortale, significa che non è in stato di grazia di Dio, quindi è un controsenso voler unirsi con Gesù nel Santissimo Sacramento nonostante non si è pentiti dei peccati mortali commessi. Oltre essere assurdo è pure un orribile sacrilegio che offende gravemente Dio. E lo Spirito Santo per mezzo di San Paolo afferma che chi mangia e beve il Corpo e Sangue di Cristo pur essendo indegno (cioè in peccato mortale), mangia e beve la propria condanna.

Molti modernisti (cioè i seguaci del modernismo, che è la sintesi di tutte le eresie) affermano di “confessarsi” direttamente con Dio. Ma Gesù ha detto chiaramente agli Apostoli che solo a chi rimetteranno i peccati, essi saranno perdonati, agli altri non saranno perdonati. Pertanto chi presume di “confessarsi” direttamente con Dio inganna se stesso.

Altri dicono erroneamente che se uno ha commesso qualche peccato mortale, è sufficiente che faccia un atto di dolore perfetto e poi può tranquillamente comunicarsi. In questo caso si tratta di una grave disobbedienza alla Legge ecclesiastica, infatti il Codice di Diritto Canonico afferma che chi vuole comunicarsi, se ha commesso un peccato mortale, deve prima confessarsi.

Insomma, è vero che un atto di dolore perfetto (cioè il pentimento di aver commesso un peccato, perché con esso si è offeso Dio che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, oppure perché si è stati la causa della dolorosa Passione di Cristo) rimette immediatamente un'anima in stato di grazia (se ha il proposito di confessarsi), tuttavia anche se in questo modo è tornata in grazia di Dio, deve comunque obbedire alla Legge ecclesiastica, e quindi prima di comunicarsi deve confessarsi. Essendo una Legge ecclesiastica, in teoria potrebbe essere modificata, e cioè un Papa potrebbe permettere ai fedeli di comunicarsi anche semplicemente facendo un atto di dolore perfetto (atto di contrizione), tuttavia sin quando la Legge sarà in vigore deve essere osservata. Ma nessun Papa potrà mai dire che i fedeli possono comunicarsi senza essere in stato di grazia (cioè senza nemmeno fare un atto di contrizione perfetto), perché in questo caso non si tratta di una Legge ecclesiastica, ma di una Legge stabilita direttamente dal Signore. Infatti i Pontefici possono modificare le Leggi ecclesiastiche, ma non la Legge Eterna di Dio. Per questo motivo nessun Papa può stabilire che i divorziati risposati che vivono “more uxorio” (cioè nel modo dei coniugi, che è diverso dal vivere "come fratello e sorella", ossia in castità) possono ricevere validamente l'assoluzione sacramentale (e poi fare la Comunione), infatti in questo caso non si tratta di una Legge ecclesiastica, ma di una Legge stabilita dal Signore (quella secondo cui bisogna essere sinceramente pentiti e avere il fermo proposito di non peccare più per poter avere validamente l'assoluzione sacramentale, o anche semplicemente per poter tornare in stato di grazia con un atto di contrizione).

Ci sono dei casi in cui ci si può comunicare senza aver ricevuto l'assoluzione sacramentale? Sì, ma sono rari, ad esempio i tradizionali manuali di Teologia Morale insegnano che se una persona si è accostata al sacerdote per ricevere la Comunione, e in quel momento si ricorda di essere in peccato mortale, può ricevere lo stesso la Comunione (perché altrimenti, se tornasse al banco, la gente capirebbe che è in peccato mortale e perderebbe la sua reputazione) ma deve necessariamente premette un atto di contrizione (dolore perfetto del peccato mortale commesso). Un altro esempio è quello di un prete che mentre sta celebrando la Messa (alla presenza di altre persone) si ricorda di essere in peccato mortale. Anche in questo caso può continuare la Messa (altrimenti potrebbe perdere la reputazione), facendo però un atto di contrizione.

Spesso sentiamo parlare dell'infinita Misericordia di Dio. Benissimo! Ma, come tu stessa hai ricordato, il Signore è anche infinitamente giusto. Voler andare in paradiso senza pentirsi dei peccati mortali commessi, è un voler burlare Dio, ma San Paolo afferma che “Deus non irridetur”, cioè Dio non si lascia prendere in giro da noi. 

In un suo scritto, Sant'Alfonso Maria de Liguori scrive “Tu dici: Dio è misericordioso! - Eppure, con tutta questa misericordia, quanti ogni giorno vanno all'inferno!". Dunque è ottima cosa parlare della misericordia del Signore, ma bisogna parlare anche della sua giustizia, altrimenti molta gente potrebbe pensare che possiamo peccare tranquillamente, tanto alla fine la faremo franca, perché Dio perdonerà tutto a tutti, mentre in realtà perdonerà tutto solo a chi si sarà sinceramente pentito, altrimenti andrebbe contro la sua giustizia.

Quando incontriamo una persona che contraddice con cocciutaggine la Dottrina Cattolica, non sempre è facile rimanere sereni senza alterarsi. San Francesco di Sales in gioventù aveva un carattere tendente alla collera, ma con la grazia di Dio riuscì a dominare questa cattiva tendenza e divenne il “santo della dolcezza”, perché usava con tutti (anche coi suoi subordinati) dei modi cordiali, affabili, dolci, amorevoli, ecc. Lui era vescovo, pertanto doveva correggere gli sbagli fatti dai suoi subordinati, ma lo faceva con tanta dolcezza che riusciva a catturare i cuori, cioè la gente gli obbediva non per timore di essere rimproverata da lui, ma perché si lasciava convincere dalla sua dolcezza e carità fraterna.

Chi ama Gesù ama la dolcezza. Lo spirito di dolcezza è proprio di Dio. L'anima che ama Dio ama anche tutti coloro che sono amati da Dio, pertanto cerca volentieri di soccorrere, consolare e contentare tutti, per quanto gli è possibile. Dice San Francesco di Sales: “L'umile dolcezza è la virtù delle virtù che Dio tanto ci ha raccomandato; perciò bisogna praticarla sempre e dappertutto.” Questa dolcezza bisogna praticarla specialmente coi poveri, i quali ordinariamente, poiché son poveri, son trattati aspramente dagli uomini. Non vi è cosa che tanto edifichi il prossimo, quanto la caritatevole benignità nel trattare. I santi ordinariamente avevano il sorriso sulle labbra e il loro volto spirava benignità, accompagnata dalle parole e dai gesti. Oh quanto si ottiene più con la dolcezza che con l'asprezza! L'affabilità, l'amore e l'umiltà catturano i cuori delle persone.

Sono molto contento di sapere che i pensieri di Padre Felice Maria Cappello ti sono piaciuti molto e che hai deciso di imparare a memoria e ripetere ogni giorno il seguente proposito: "Devo essere vittima di amore: Amare Gesù: ecco lo scopo della mia vita. Ogni parola, ogni passo, ogni pensiero, ogni sentimento, ogni respiro, dev'essere un atto di purissimo amore. Vivere e morire di amore per Gesù: ecco il mio ideale".

Carissima in Cristo, se questo proposito diventerà il tuo programma di vita, sarai felice già su questa Terra, e ancora di più dopo la morte.

Ci sono tante altre cose spirituali di cui vorrei parlarti, ma non voglio abusare della tua pazienza (questa lettera è già abbastanza lunga). Tuttavia, se in futuro vorrai scrivermi per dialogare su argomenti spirituali, soprattutto quando ti sentirai sconfortata o avrai qualche dubbio da chiarire, sarò lieto di risponderti. Per me è una grande gioia coltivare amicizie spirituali con persone che vogliono amare e servire Cristo Redentore.

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Ex substantia tua fac eleemosynam [...] Præmium enim bonum tibi thesaurizas in die necessitatis.


(Liber Tobiæ)

mercoledì 15 novembre 2017

Un vescovo modernista si confessa

[Il seguente dialogo è inventato, i due protagonisti sono personaggi di fantasia, pertanto eventuali riferimenti a persone realmente esistite sono puramente casuali].


Un vescovo era in fin di vita, ma prima di morire fece chiamare al suo capezzale un sacerdote legato alla Tradizione Cattolica, che in passato aveva ferocemente perseguitato...

- Eccellenza, mi ha fatto chiamare?

- Sì, avvicinati, devo parlarti.

- L'ascolto volentieri.

- Voglio chiederti perdono per tutto il male che ti ho fatto e per le enormi sofferenze che hai patito a causa mia. Adesso che mi trovo vicino alla morte, le vicende terrene mi appaiono in maniera diversa...

- Eccellenza, io l'ho già perdonata. Anzi, devo dirle che le tante sofferenze che ho patito mi hanno stretto di più al Signore. Ah, quante notti ho trascorso in lacrime dinanzi al tabernacolo! Ad Deum stillat oculus meus. Del resto, se Gesù Cristo ha permesso che io soffrissi, lo ha fatto in vista di un bene maggiore. Se non mi avesse inviato tante croci nella vita, chissà, forse mi sarei allontanato da Lui. È proprio vero che Dio castiga quelli che ama! Ma come mai ha cambiato idea su di me?

- Adesso te lo spiego. Da bambino ero molto devoto, avevo un parroco zelante che era un ottimo direttore spirituale tipo Padre Réginald Garrigou-Lagrange e Padre Adolphe Tanquerey, il quale mi diede una buona preparazione dottrinale e spirituale, ma dopo la sua morte arrivò un nuovo parroco che aveva una visione immanentista della vita, non parlava mai della questione della salvezza eterna dell'anima ma solo di “questione operaia” e di altri problemi sociali. Simpatizzava per il comunismo. Io allora ero ancora un ragazzo e mi lasciai un po' sviare da quel prete. Tuttavia avevo ancora una valida formazione spirituale. Mi sentii attratto al sacerdozio ed entrai in seminario, ma poco tempo dopo scoppiò la “rivoluzione culturale” nel clero della nostra diocesi: tutto ciò che nella Religione aveva un sapore “tradizionale” doveva essere abbattuto. Per me fu un trauma, avrei voluto resistere, ma non volevo essere etichettato come “tradizionalista” dai superiori del seminario, e quindi mi adeguai all'andazzo generale. Venni ordinato sacerdote, ma ormai avevo perso il fervore per la vita devota, non mi attraeva più, ero diventato modernista anche io, e conducevo una vita “poco edificante”. Inizialmente sentivo un po' di rimorso nella coscienza, ma cercavo di soffocarlo gettandomi nel sociale, cioè occupandomi dei problemi materiali dei poveri e degli oppressi dalla società liberal-capitalista in cui viviamo. Intanto mi ero fatto amico il Nunzio Apostolico del mio Paese, il quale era ultramodernista e mi inserì nella lista dei nominativi da segnalare a Roma per un'eventuale nomina episcopale. Nella nota informativa che spedì in Vaticano parlò in maniera molto positiva di me, quasi fossi un santo, e poco tempo dopo il Papa mi elevò a vescovo della diocesi di […]. Ero felice di aver fatto carriera, e cominciai a plasmare la diocesi in senso modernista, visto che il mio predecessore era stato uno della “vecchia guardia”, vestiva sempre in talare, amava il canto gregoriano e la "Somma Teologica", e parlava solo di cose devote. Per prima cosa misi le mani sul seminario, cacciando i professori tomisti e sostituendoli con teologi modernisti. Ma nel giro di pochi anni i seminaristi calarono del 90%. Poi passai a sistemare i conti in sospeso con i parroci filo-tradizionali, perseguitandoli in ogni modo e ostacolando il loro apostolato. Ero accecato dall'odio nei loro confronti. Il fatto è che col loro comportamento pio e zelante mi ricordavano il mio tradimento nei confronti della Tradizione Cattolica, erano una sorta di “grillo parlante” per la mia coscienza. Non mi confessavo più, celebravo sacrilegamente la Messa in stato di peccato mortale, non credevo più alla Risurrezione di Cristo e a tante altre verità di fede cattolica. Il mio scopo era di costruire un paradiso su questa terra, proprio come pretendono di fare i comunisti. E intanto odiavo e perseguitavo brutalmente tutti i pochi preti come te che non volevano piegarsi di fronte alla nuova religione sincretista che tanto piace ai modernisti. 

- Ma come mai adesso ha cambiato idea?

- In effetti mi ero ostinato nel male e in questo stato disgraziato mi accingevo a presentarmi dinanzi al tribunale di Gesù Cristo, ove tra poche ore dovrò rendere conto di tutta la mia vita. Ma questa mattina è venuta a trovarmi un'anziana suora infermiera per dirmi alcune parole buone, io però non avevo voglia di ascoltarla e le ho detto di andarsene perché ero stanco. La suora, prima di uscire dalla stanza, mi ha dato un santino del Sacro Cuore di Gesù, quasi identico a quello che quando ero bambino mi regalò il mio zelante parroco e direttore spirituale. E così mi sono ricordato che da fanciullo feci con grande fervore la pia pratica dei “Primi nove venerdì del mese” in onore del Sacro Cuore di Gesù e quella dei “Primi cinque sabati” per riparare i peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria... [piange].

- Eccellenza, capisco la sua commozione. Ancora una volta, Gesù buono, nell'eccesso della sua infinita misericordia ha mantenuto la promessa... ma non capisco per quale motivo ha chiamato proprio me al suo capezzale, visto che qui in arcivescovado ci sono tanti altri preti.

- Volevo chiederti perdono per tutto il male che ti ho fatto, ma soprattutto vorrei che tu mi confessassi. Degli altri preti non mi fido, li conosco bene, li ho formati io: sono modernisti, mi ingannerebbero, mi direbbero che le cose che ho fatto non sono peccati da confessare. Di te invece mi fido, sei come il parroco che avevo da bambino, so che non mi inganneresti. Voglio fare una confessione generale. Subito.

- Va bene Eccellenza, cominciamo... In nómine Patris + et Filii et Spíritus Sancti.

Pensiero del giorno

Il secondo elemento essenziale di ogni sposalizio è l'unione dei cuori. L'essere insieme è, per dir così, il respiro dello sposalizio. Colui che ama cerca sempre di star vicino alla persona amata e si diletta della sua presenza.

(Brano tratto da "La giornata nel convento" di Padre Robert Quardt, traduzione Sac. Domenico Salvato, Edizioni Paoline, 1959).

martedì 14 novembre 2017

Sfondata la Muraglia Cinese

Continua l'inarrestabile avanzata della liturgia tradizionale, che ormai dilaga dappertutto, nonostante l'agguerrita ma disperata resistenza delle anziane milizie moderniste.

Da fonti attendibili è trapelato che da tempo la Messa tridentina ha cominciato ad affascinare anche i preti cinesi. Del resto, è difficile resistere alla sacralità del rito tradizionale, alla melodiosità del canto gregoriano, alla nobiltà del latino e al forte richiamo dell'aspetto sacrificale della Messa.

Insomma, persino i giovani preti cinesi stanno comprendendo quanto sia bella la Messa tradizionale, solo i modernisti nostrani continuano a mostrare ostilità nei suoi confronti.

La Messa tridentina sfonda anche tra i salesiani

Tempo fa mi ha scritto un gentile sacerdote salesiano, il quale mi ha confidato di simpatizzare per la Messa tridentina. Gli ho risposto molto volentieri.


Rev.mo Don [...],
                              mi ha fatto piacere leggere la sua lettera. Sono contento che le piace la liturgia antica, Lei è già il secondo figlio di Don Bosco che mi fa questa confidenza. Sì, anche un suo confratello italiano missionario in [...], mi ha detto che simpatizza per la Messa tridentina. Chissà che un giorno non nasca una “Fraternità San Giovanni Bosco”!  :-)

Comunque, penso che la situazione generale sia destinata a migliorare. Mi sembra che il giovane clero (parlo in generale di tutti gli Ordini) non abbia quei complessi di ostilità nei confronti della liturgia tradizionale, che invece sono ancora vivi in non pochi membri del clero più anziano. Penso che entro venti o trent'anni si realizzerà il suo auspicio di vedere il ritorno della "Messa di Don Bosco" (cioè la Messa che celebrava il vostro zelantissimo Fondatore) anche nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino!

Preghiamo la Madonna Ausiliatrice affinché il nuovo movimento liturgico possa continuare ad espandersi per il bene delle anime e la maggior gloria di Dio.

Approfitto dell'occasione per chiederle di ricordarmi nel "Memento" della prossima Messa che celebrerà. Le porgo i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

La conoscenza di noi stessi, mostrandoci il bisogno che abbiamo di Dio, ce lo fa ardentemente sospirare e ci getta tra le divine sue braccia.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

lunedì 13 novembre 2017

La "ritirata strategica" dei colonnelli modernisti

Il colonnello Gheddafi, prima di capitolare, riuscì a resistere parecchi mesi ai ribelli, grazie alle montagne di soldi che possedeva, con le quali assoldò una legione straniera di mercenari. Invece i "colonnelli" dell'eresia modernista (cioè i "teologi" che negano la Risurrezione di Cristo, la Presenza Reale, la perpetua verginità della Madonna, l'eternità dell'inferno e tante altre verità di fede), non potendo assoldare mercenari, sono costretti a ripiegare dalle proprie posizioni. È evidente che le anziane armate moderniste si stanno ritirando da molti bastioni a causa della scarsità di truppe. Ciò che fa sorridere è che sentendoli parlare sembra quasi che si tratti solo di una "ritirata strategica" in attesa dell'arrivo dei rinforzi con cui procedere al contrattacco. La loro propaganda non li salverà dalla capitolazione. Ormai stanno raschiando il barile, non hanno scampo, la Tradizione non può essere soffocata. Senza l'arrivo di nuove truppe non potranno far altro che alzare bandiera bianca. È sufficiente fare un giretto su blog e forum per capire che aria tira: ai giovani cattolici non interessano per nulla le fesserie che insegnano i colonnelli modernisti. No, queste eresie non interessano alle giovani generazioni di fedeli, le quali invece sono attratte dalla Messa tradizionale, dalla Somma Teologica, dal Catechismo di San Pio X e da tutto ciò che appartiene alla Chiesa di Sempre. Oggi i giovani o scelgono la Tradizione Cattolica oppure confluiscono nell'ateismo pratico. Tertium non datur. Non c'è più spazio per l'ermeneutica della rottura, la quale emancipandosi dalla Tradizione ha perso attrattiva sui fedeli. La vita cristiana è bella solo se è vissuta con coerenza. Ecco perché la religione annacquata dei modernisti non fa più proseliti. I "nipotini" dell'eretico Loisy si rassegnino, potranno vincere ancora qualche battaglia, ma ormai le sorti del conflitto sono segnate: la Tradizione ha in pugno la vittoria! 

Pensiero del giorno

Si abbia occhio, nella scelta del compagno della vita, alla sua religione, alle sue pratiche, ai suoi costumi. Questa cosa non è mai abbastanza detta e capita per la spensieratezza giovanile.


[Brano tratto da "La donna associata allo zelo sacerdotale", di Don Giacomo Alberione, Edizioni San Paolo].

domenica 12 novembre 2017

Come trasformare le nostre azioni in preghiera

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Essendo la preghiera così efficace mezzo di perfezione, dobbiamo pregare spesso e con insistenza [...]. Ma come mai si può continuamente pregare e attendere nello stesso tempo ai doveri del proprio stato? Non è cosa impossibile? Vedremo che non c'è difficoltà quando si sappia ben ordinare la vita. Per riuscirvi bisogna: 1° praticare un certo numero di esercizi spirituali secondo i doveri del proprio stato; 2° trasformare in preghiera le azioni comuni.

1° Gli esercizi di pietà. Ad alimentare la vita di preghiera bisogna innanzitutto fare alcuni esercizi spirituali il cui numero e la cui lunghezza variano secondo i doveri del proprio stato. Qui parleremo degli esercizi che convengono ai sacerdoti e ai religiosi, lasciando ai direttori la cura d'adattare questo programma ai semplici fedeli.

Tre categorie d'esercizi formano l'anima sacerdotale alla preghiera: la meditazione del mattino, con la santa messa, ci propone l'ideale a cui mirare e ci aiuta a conseguirlo; l'ufficio divino, le pie letture e le divozioni essenziali conservano l'anima nell'abitudine della preghiera; gli esami della sera ci faranno rilevare e riparare i nostri difetti.

A) Gli esercizi del mattino sono qualchecosa di sacro di cui non si può far senza quando si è sacerdoti o religiosi, senza rinunziare al pensiero della propria perfezione. a) Prima di tutto la meditazione, affettuosa conversazione con Dio per richiamare l'ideale che dobbiamo tenere continuamente dinanzi agli occhi e a cui dobbiamo vigorosamente tendere. [...] Dobbiamo quindi metterci alla presenza di Dio, fonte e modello di ogni perfezione, e per venire più al pratico, alla presenza di N. S. Gesù Cristo, che attuò sulla terra questa ideale perfezione e ci meritò la grazia d'imitare le sue virtù. Presentatigli i nostri ossequi, lo attiriamo in noi, entrando nei suoi pensieri con profonde convinzioni sulla virtù speciale che vogliamo praticare e con ardenti preghiere che ci ottengono la grazia di praticar cotesta virtù; e umilmente ma vigorosamente cooperiamo a questa grazia prendendo una generosa risoluzione sulla detta virtù che ci studieremo di mettere in pratica nel corso della giornata. b) La santa messa ci conferma in questa disposizione mettendoci avanti agli occhi, nelle mani, a nostra disposizione, la vittima santa che dobbiamo imitare; e la comunione ce ne fa passar nell'anima i pensieri, i sentimenti, le interne disposizioni, le grazie, il divino spirito che resterà in noi per tutto il giorno. Siamo così pronti per l'azione, quell'azione che, avviata dal suo influsso, non sarà che una continua preghiera.

B) Ma perchè ciò avvenga, occorrono ogni tanto esercizi che rinnovino e stimolino l'unione con Dio. a) Sarà prima di tutto la recita del divino ufficio, che S. Benedetto ottimamente chiama opus divinum, in cui, in unione col grande Religioso del Padre, glorificheremo Dio e gli chiederemo grazie per noi e per tutta la Chiesa; quindi la s. messa, il più importante atto di tutta la giornata. b) Verranno poi le pie letture, letture della S. Scrittura, letture di opere e di vite di Santi, che ci porranno di nuovo in intima relazione con Dio e coi suoi Santi. c) E finalmente le divozioni essenziali che devono alimentar la nostra pietà, vale a dire la visita al SS. Sacramento, che non è in sostanza che un secreto colloquio con Gesù; e la recita del rosario, che ci fa conversare con Maria e riandarne in cuore i misteri e le virtù.

C) Giunta la sera, l'esame generale e particolare, che sarà come una specie di umile e sincera confessione al Sommo Sacerdote, ci mostrerà in che modo abbiamo nella giornata messo in pratica l'ideale concepito al mattino. Vi sarà sempre, purtroppo, una certa diversità tra le nostre risoluzioni e la loro attuazione; ma senza disanimarci, ci rimetteremo coraggiosamente all'opera; e poi in santa confidenza ed abbandono prenderemo un poco di riposo per lavorar meglio il domani.

La confessione settimanale o al più tardi quindicinale, e il ritiro mensile, facendoci dare uno sguardo complessivo a più ampia parte della vita, perfezioneranno questo esame di noi stessi e ci porgeranno occasione di spirituale rinnovamento.

2° Tal è il complesso di esercizi spirituali che non ci lasceranno perdere di vista per notevole tempo la presenza di Dio. Ma che si dovrà fare per colmare il vuoto tra questi vari esercizi e trasformare in preghiera tutte le nostre azioni? S. Agostino e S. Tommaso ci insegnano come scioglere la questione. Il primo ci dice di far della vita, delle azioni, dei negozi, dei pasti, dello stesso sonno, un inno di lode alla gloria di Dio [...] Il secondo poi compendia così il pensiero del primo: "Tamdiu homo orat, quamdiu totam vitam suam in Deum ordinat".

La carità è quella che dirige tutta la nostra vita a Dio. Il mezzo pratico per far così tutte le azioni è di offrirle, prima di cominciarle, alla SS. Trinità, in unione con Gesù che vive in noi e secondo le sue intenzioni.

Quanto importi il far le nostre azioni in unione con Gesù è assai bene spiegato dall'Olier, che prima mostra in che modo Gesù è in noi per santificarci: "Non solo abita in noi come Verbo con la sua immensità... ma abita pure in noi come Cristo, con la sua grazia, per renderci partecipi della sua unzione e della divina sua vita... Gesù Cristo è in noi per santificarci, santificar noi e le opere nostre, per riempire di sè tutte le nostre facoltà: vuol essere la luce della nostra mente, l'amore e il fervore del nostro cuore, la forza e la virtù di tutte le nostre facoltà, affinchè in lui possiamo conoscere, amare e adempire i voleri di Dio suo Padre, sia per lavorare a suo onore, sia per soffrire e tollerare ogni cosa a sua gloria". Spiega quindi come le azioni che facciamo da noi e per noi siano difettose: "Le nostre intenzioni e i nostri pensieri tendono al peccato per la corruzione della nostra natura; e se noi ci lasciamo andare ad operar da noi stessi e a seguir le nostre inclinazioni, opereremo in peccato". Onde la conclusione è che bisogna rinunziare alle proprie intenzioni per unirsi a quelle di Gesù: "Vedete quindi quanta cura si deve avere, al principio delle azioni, di rinunziare a tutti i sentimenti, a tutti i desideri, a tutti i pensieri propri, a tutte le proprie volontà, per entrare, secondo S. Paolo, nei sentimenti e nelle intenzioni di Gesù Cristo [...].

Quando le azioni sono lunghe, è utile rinnovar questa offerta con un affettuoso sguardo al crocifisso, e, meglio ancora, a Gesù che vive in noi; e lasciare che l'anima si sfoghi in frequenti giaculatorie che ci inalzeranno il cuore a Dio.

Così anche le più comuni nostre azioni saranno preghiera e ascensione dell'anima a Dio, e noi attueremo il desiderio di Gesù: "oportet semper orare et non deficere".

Ecco dunque i quattro mezzi interni di perfezione, che tendono tutti a glorificar Dio e insieme a perfezionarci l'anima. Il desiderio della perfezione è infatti un primo slancio verso Dio, un primo passo verso la santità; la conoscenza di Dio, è Dio che viene attirato in noi e che ci aiuta a darci a lui per via di amore; la conoscenza di noi stessi ci mostra meglio il bisogno che abbiamo di Dio e stimola il desiderio di riceverlo per colmare il vuoto che è in noi; la conformità alla divina volontà ci trasforma in lui; la preghiera ci innalza a lui e trae nello stesso tempo in noi le sue perfezioni, facendovici partecipare per renderci più simili a lui; tutto quindi ci porta a Dio perchè tutto viene da lui.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Salvare, salvare, questa deve essere la preoccupazione di ogni sacerdote e di ogni cristiano, salvare le anime dall'eterna rovina, confortarle nel terreno cammino, aiutarle nelle stesse necessità della vita. Salvare perché non sia sperperato il prezzo del Sangue di un Dio, salvare perché una cosa tanto preziosa come un'anima non sia miseramente perduta.

[Brano tratto dal commento di Don Dolindo Ruotolo alla Seconda lettera di San Paolo ai Corinzi, Apostolato Stampa].

sabato 11 novembre 2017

Pensiero del giorno

Nel colmo di qualche grande afflizione, prendete in mano il Crocifisso, fatevi fare una predica da Lui. Che predica sentirete!



(San Paolo della Croce)

venerdì 10 novembre 2017

Si ha da morire

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.


Si ha da morire

Si ha da morire, gran parola! Si ha da morire. È fatta la sentenza: "Statutum est hominibus semel mori" (Hebr. 9. 27). Sei uomo, hai da morire. Dice S. Cipriano che nasce ognuno col capestro alla gola, e vivendo si accosta da ora in ora alla sua forca, la quale sarà appunto quell'infermità, che dovrà levargli la vita. Pazzo sarebbe chi volesse lusingarsi di non avere a morire. Può lusingarsi taluno da povero farsi ricco, da vassallo farsi re; ma chi mai può sperare di evitare la morte? Chi muore più vecchio, chi più giovane, ma tutti finalmente dobbiamo andare alla fossa. Dunque ancor io un giorno ho da morire e da entrare nell'eternità. Ma quale eternità mi toccherà? la felice o l'infelice? Gesù mio Salvatore, salvatemi voi.

Di quanti viveano nel principio del secolo passato su questa terra, ecco che niuno ora n'è vivo. I principi più grandi e più rinomati di questo mondo han mutato paese: appena di loro n'è restata memoria, e l'ossa nude entro un mausoleo di pietre. Deh mio Dio, fatemi sempre più conoscere la pazzia di chi ama i beni di questa terra, e per questi lascia voi, bene infinito. Pazzo perciò sono stato ancor io; quanto me ne dispiace! Vi ringrazio che me lo fate conoscere.

Fra cento anni al più dunque lettore mio, né voi che leggete, né io che scrivo, saremo più su questa terra, ma tutti saremo già alla casa dell'eternità. Ha da venire un giorno, un'ora, un momento, che sarà l'ultimo per voi e per me; e quest'ora e questo momento già sta da Dio prefisso; e come possiamo pensare ad altro che ad amare quel Dio, che in quel momento ci ha da giudicare? Oimè quale sarà la morte mia? Ah Gesù mio e giudice mio, che ne sarà di me, quando dovrò comparirvi innanzi a rendervi conto di tutta la mia vita? Deh perdonatemi, prima che arrivi quel punto decisivo della mia felicità o miseria eterna. Mi pento, o sommo bene, d'avervi disprezzato. Per lo passato io non vi ho amato, ma ora v'amo con tutta l'anima mia. Datemi la santa perseveranza. O Maria, rifugio de' peccatori, abbiate pietà di me.

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Gran predica è questa parola: Si ha da morire. Fratello mio, è certo che un giorno avete da morire. Siccome voi un giorno siete stato scritto nel libro dei battezzati, così un giorno (e questo già sta determinato da Dio) avete da essere scritto nel libro de' morti. Siccome voi ora, nominando i vostri antenati, dite la buona memoria di mio padre, di mio zio, di mio fratello; così i posteri diranno anche di voi. Siccome voi avete più volte udito suonare a morto per gli altri, così gli altri un giorno udiranno suonare a morto per voi, e voi starete già nell'eternità. Ah mio Dio, che ne sarà di me allora, quando il mio corpo sarà condotto alla chiesa, e sul mio cadavere si dirà la Messa, dove si troverà l'anima mia? Signore, datemi aiuto di fare qualche cosa per voi, prima che mi giunga la morte. Povero me, se ora ella mi giungesse!

Che direste voi, se vedeste un reo andare alla morte ridendo, girando gli occhi per le finestre e pensando agli spassi di mondo? non lo stimereste pazzo, o uomo che non ci crede? E voi non camminate ogni momento alla morte? ed a che pensate? sapete già che si ha da morire, ed una volta si muore. Credete già che dopo questa vita vi è un'altra vita, che non finisce mai; credete ancora che la vita eterna sarà felice o infelice, secondo i conti che ne darete nel giudizio. E come chi ciò crede, può attendere ad altro che ad accertare una buona morte? Ah mio Dio, datemi luce, fate che mi sia sempre presente il pensiero della morte e dell'eternità, dove ho da essere.

Guardate in quel cimitero il mucchio di tanti scheletri, ognuno de' quali vi dice: "Quel che è avvenuto a noi, ha da succedere a te". Lo stesso vi dicono ancora i ritratti de' vostri parenti già morti, le carte scritte per le loro mani, le camere, i letti, le vesti un tempo da essi possedute e poi lasciate. Tutte queste cose vi ricordano la morte, che vi aspetta. Ah Gesù mio crocifisso, non voglio aspettare ad abbracciarvi, quando mi sarete dato nell'ora della mia morte; da ora vi abbraccio e vi stringo al mio cuore. Per lo passato tante volte io v'ho discacciato dall'anima mia, ma ora v'amo più di me stesso e mi pento di avervi disprezzato. Per l'avvenire io sarò sempre vostro, e voi sarete sempre mio. Così spero alla vostra passione. E così spero ancora alla vostra protezione, o Maria.


[Brani tratti da "Via della salute"].




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Pensiero del giorno

Anche noi nel pellegrinaggio terreno ci troviamo tante volte di fronte a quelli che non ci comprendono e che si elevano a maestri severi quando dovrebbero essere soavi consolatori dei nostri dolori.


[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", Volume IX, Giobbe; scritto da Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa]