Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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venerdì 18 agosto 2017

Il movimento tradizionale avanza su tutti i fronti

È da almeno cinquant'anni che l'armata modernista tenta inutilmente di insaccare e annientare il popolo rimasto fedele alla Tradizione Cattolica, infatti il “battaglione tridentino” è sempre riuscito a sfondare l'accerchiamento e a proseguire il combattimento spirituale, giungendo addirittura a sferrare una vasta offensiva apostolica. Nonostante innumerevoli avversità, prosegue inarrestabile l'avanzata del movimento tradizionale. È davvero entusiasmante constatare l'ardore di tanti militanti che con spirito di sacrificio e indomita volontà continuano, da valorosi soldati di Gesù Cristo, a combattere la buona battaglia della fede. Ormai è “guerra totale”, la battaglia apostolica è combattuta su tutti i fronti: liturgia, dogmatica, morale, musica sacra, catechismo ai bambini, scoutismo, scuole cristiane casalinghe (homeschooling), vacanze estive per famiglie, vocazioni religiose e sacerdotali, pellegrinaggi, editoria, internet, arte sacra, associazionismo, conferenze, opere di beneficenza, esercizi spirituali, ecc. È un brulicare di iniziative!

Non si tratta di una “guerra lampo”, la lotta potrebbe durare ancora a lungo, ma ormai è chiaro chi ha in pugno la vittoria. Sono sempre più numerosi i giovani che si avvicinano alla religione Cattolica attratti dal fascino della Tradizione, e decidono di arruolarsi nel “battaglione tridentino”. Mentre il popolo della Tradizione è giovane e nel pieno vigore delle forze, invece l'armata modernista è costituita da miliziani con un'età media di 70 anni. Senza rincalzi non potranno più riuscire a contenere l'impeto dell'avanzata del “Fronte della Tradizione” e saranno costretti a capitolare. Del resto è la storia che insegna che i popoli vecchi e isteriliti sono destinati a volgere al tramonto, soppiantati dai popoli giovani e fecondi.

L'incrollabile certezza della vittoria finale è assoluta: la tirannide modernista verrà sconfitta, come già accaduto in 2000 anni a tutti i nemici della Chiesa. Dove sono Erode, Nerone, Diocleziano, Danton, Robespierre, Napoleone, Calles, Durruti, Stalin, Ceaușescu, Hitler, Hoxa, e tutti gli altri nemici del Corpo Mistico di Cristo? Non ci sono più, mentre la Chiesa Cattolica è ancora viva. La Chiesa è immortale! Prima o poi pure la barbarie della “sintesi di tutte le eresie” verrà spazzata via; statene certi!

Alcuni diranno: “Ma come fai ad essere così certo della vittoria finale, visto che il movimento modernista dispone di ingenti mezzi materiali, mentre noi siamo quasi a mani nude?” Rispondo con le parole dell'eroico e intrepido Condottiero delle fulgide vittorie militari dei Maccabei: “quoniam non in multitudine exercitus victoria belli, sed de cælo fortitudo est” (1 Machabæorum 3,19). È proprio così, la nostra vittoria non dipenderà dal numero dei combattenti o dai mezzi materiali a disposizione, la nostra forza viene dal Cielo!  Sursum corda!

Pensiero del giorno

Labora sicut bonus miles Christi Iesu.

(Dalla Seconda Lettera di San Paolo a Timoteo)

giovedì 17 agosto 2017

Assistenza divina

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Costruire un Tempio, grande e sfarzoso, richiederebbe oggi centinaia e centinaia di milioni; quantunque al tempo del Santo la moneta avesse altro valore, facendo le proporzioni, si avrebbe lo stesso risultato. Don Bosco iniziò la costruzione del magnifico Santuario dell'Ausiliatrice in Torino senza denaro; e non solo la Chiesa, ma anche i locali annessi, cioè un grandioso Ospizio. La gente si domandava, a vedere tanti operai a lavoro e la fabbrica a venire su così presto: Ma questo Prete dove prende i denari per pagare la mano d'opera e il materiale?...  Don Bosco aveva fatto il disegno del Santuario, come gli era stato mostrato nelle visioni, l'aveva fatto approvare, aveva posta la prima pietra il 27 Aprile 1865 e diede l'incarico della costruzione all'impresario Carlo Buzzetti. A costui disse:
- Ti voglio dare subito un acconto per i grandi lavori. Non so se sarà molto, ma sarà tutto quello che ho.  
Messo fuori il borsellino, lo capovolse nelle mani di Buzzetti e vennero fuori otto soldi. 
- Con questo lei vuole innalzare un grande Tempio?  
- Stai tranquillo, che la Madonna penserà a provvedere il denaro!  
Un altro, che faceva da economo, disse: Don Bosco, ma come faremo ad andare avanti? Come si può affrontare un'opera simile senza denaro?  
- Non preoccuparti! Comincia gli scavi. Quando mai noi abbiamo cominciato un'opera con i denari pronti? Bisogna lasciar fare qualche cosa alla Divina Provvidenza!  

Da quel momento furono tante le grazie concesse dalla Madonna a coloro che concorrevano alla costruzione della nuova Chiesa, che Don Bosco potè dire: La Vergine Santissima si è edificata da se stessa la sua casa; ogni mattone del Tempio ricorda una grazia da lei concessa.  Per aver un'idea di ciò che avveniva attorno a Don Bosco quando lavorava per la gloria di Dio, basta citare un semplice episodio, uno tra i moltissimi. Si erano cominciati gli scavi e si avvicinava il giorno del pagamento della prima quindicina di lavoro. Il Santo fu chiamato al letto di una signora, la quale da tre mesi era gravemente inferma. Le consigliò di pregare la Madonna e di fare una novena, con la promessa, se era possibile, di dare qualche offerta per il Tempio in costruzione. L'inferma presto guarì e diede a Don Bosco la somma per il pagamento della quindicina dei lavori, dicendo: Questa è la prima offerta e non sarà certamente l'ultima. 


[...]

La fiducia di Don Bosco nella Divina Provvidenza non aveva limiti, per questo era sicuro in ogni impresa. Si trovava a San Benigno Canavese. Don Rua e Don Lazzero erano preoccupati, dovendosi pagare d'urgenza ventimila lire. Questa somma oggi equivarrebbe almeno a due milioni. Mentre si studiava il modo di procurare il denaro, Don Bosco estrasse da tasca una busta sigillata, che gli era stata consegnata e non aveva ancora aperta. Era un signore che scriveva, dicendo che aveva già pronte ventimila lire da mandare per qualche opera di beneficenza. Don Bosco esclamò: Queste sono cose di ogni momento; eppure i posteri non le vorranno credere e le porranno tra le favole!  

Un altro esempio del genere. 

Si erano spese trentamila lire per mettere in efficienza un'abitazione a Mathi Torinese. Don Bosco era a pranzo dal Conte Colle a Tolone e ruminava nella sua mente la maniera di raccogliere quella somma per darla all'impresario; non manifestò il suo pensiero. Finito il pranzo, il Conte, che nulla sapeva dell'affare di Don Bosco, gli consegnò un plico, dicendo: Serva per le sue opere. Il plico conteneva trentamila lire. Il Santo, sorridendo, si rivolse al Conte: Durante il pranzo pensavo al debito di trentamila lire; lei è stato scelto da Dio a strumento della sua Provvidenza.  Il Conte a queste parole pianse di consolazione. Quando, in estremo bisogno, non si muovevano gli uomini ad aiutare Don Bosco, interveniva direttamente Dio, dando al suo Servo il potere di operare miracoli. Ed il nostro Santo potè moltiplicare le pagnottelle per la colazione dei suoi ricoverati, le castagne e le nocciole in occasione di passeggiate e le Sacre Particole durante la Messa. 

[...]

Come si spiega l'abbondanza di Provvidenza in Don Bosco? Con le parole di Gesù: « Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in più... ». Egli cercava la gloria di Dio e la salvezza delle anime; non ambiva il denaro per sè o per cupidigia, ma per il bene del prossimo. Secondo le parole del Vangelo, quando una persona osserva bene la legge di Dio ed ha cura dell'anima propria, può essere sicura di essere assistita dalla Divina Provvidenza; non nuoterà nella ricchezza, perchè d'ordinario questa è pericolosa, ma non sarà privata del necessario. 

Don Bosco è considerato come il Santo della Provvidenza e molti si rivolgono a lui nelle necessità della vita. 


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno

Non ero mai stato in un ambiente di tribunale. Nella sala delle udienze vidi scritte queste parole: «La legge è uguale per tutti». Malinconicamente pensai che bisognava aggiungervi: «Per tutti... quelli che non hanno danaro e non sanno imbrogliare!». Oh, la giustizia umana quale giudizio poteva formulare veramente esatto? Ringraziai Gesù di avere istituito il tribunale della Penitenza, che è il più grande capolavoro della sapienza di Dio.


[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

mercoledì 16 agosto 2017

Chi usa abiti osceni commette peccato di scandalo

La Madonna a Fatima aveva preannunciato che sarebbero giunte mode che avrebbero molto offeso Gesù Cristo. Ciò si è effettivamente avverato. Oggi, molte donne (non solo loro) vanno in giro svestite in maniera indecente. Purtroppo, anche molte cattoliche praticanti si sono lasciate influenzare dalle mode immorali. Addirittura alcune fedeli si permettono di utilizzare abiti scandalosi persino in chiesa. Non si chiede che le donne vadano vestite con abiti medievali o con il burqa afghano. E' lecito ed opportuno utilizzare indumenti moderni, purché non siano "provocanti". Molte persone si domandano che cosa ci sia di male nel vestirsi in modo spudorato. La risposta è semplice: si commette scandalo (cioè si induce il prossimo a commettere peccato). Tutto ciò che è peccato fare materialmente (uccidere, rubare, fornicare, commettere adulterio, ecc.) è peccato anche desiderare. Le mode spudorate inducono il prossimo (come minimo) a dilettarsi deliberatamente in pensieri turpi. Il grande Pontefice Pio XII (di gloriosa ed immortale memoria) nell'allocuzione "Una gioia" benedisse ed incoraggiò le giovani di Azione Cattolica a combattere la crociata della purezza contro le mode indecenti. Ovviamente le "armi" da utilizzare in questo tipo di battaglie sono il buon esempio, i buoni consigli, la preghiera, e cose di questo genere. Diceva il Santo Giobbe: "militia est vita hominis super terram" (Iob 7,1). E' vero, la vita degli uomini sulla terra è un combattimento continuo contro i nemici delle anime. Continuiamo dunque a combattere la "crociata della purezza", e anche se non riuscissimo ad ottenere la sconfitta delle mode immorali, almeno avremo dato gloria a Dio nel combattere questa buona battaglia.

Pensiero del giorno - San Pio X contro i teologi modernisti nei seminari

Ma qui già siamo agli artifici con che i modernisti spacciano la loro merce. Che non tentano essi mai per moltiplicare gli adepti? Nei Seminari e nelle Università cercano di ottenere cattedre da mutare insensibilmente in cattedre di pestilenza. Inculcano le loro dottrine, benché forse velatamente, predicando nelle chiese; le annunciano più aperte nei congressi: le introducono e le magnificano nei sociali istituti. Col nome proprio o di altri pubblicano libri, giornali, periodici. Uno stesso e solo scrittore fa uso talora di molti nomi, perché gli incauti sieno tratti in inganno dalla simulata moltitudine degli autori. Insomma coll'azione, colla parola, colla stampa tutto tentano, da sembrar quasi colti da frenesia. E tutto ciò con qual esito? Piangiamo pur troppo gran numero di giovani di speranze egregie e che ottimi servigi renderebbero alla Chiesa, usciti fuori dal retto cammino. Piangiamo moltissimi, che, sebbene non giunti tant'oltre, pure, respirata un'aria corrotta, sogliono pensare, parlare, scrivere più liberamente che non si convenga a cattolici. Si contano costoro fra i laici, si contano fra i sacerdoti; e chi lo crederebbe? si contano altresì nelle stesse famiglie dei Religiosi. Trattano la Scrittura secondo le leggi dei modernisti. Scrivono storia e sotto specie di dir tutta la verità, tutto ciò che sembri gettare ombra sulla Chiesa lo pongono diligentissimamente in luce con voluttà mal repressa. Le pie tradizioni popolari, seguendo un certo apriorismo, cercano a tutta possa di cancellare. Ostentano disprezzo per sacre Reliquie raccomandate dalla loro vetustà. Insomma li punge la vana bramosia che il mondo parli di loro; il che si persuadono che non sarà, se dicono soltanto quello che sempre e da tutti fu detto. Intanto si dànno forse a credere di prestare ossequio a Dio ed alla Chiesa; ma in realtà gravissimamente li offendono, non tanto per quel che fanno, quanto per l'intenzione con cui operano e per l'aiuto che prestano utilissimo agli ardimenti dei modernisti.


[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X]

martedì 15 agosto 2017

Festa dell'Assunta, 1923

Il 15 agosto 1923, a sera, la Madonna si manifestò a Josefa Menendez in tutta la sua bellezza. Nel giorno sacro al miste­ro della sua Assunzione, la Madre Cele­ste volle rallegrare la sua diletta devota. Estasiata davanti alla bellezza della Madonna, Josefa esclamò: Madre mia, com'è bello questo giorno! Tutto il mon­do esulta a ricordare il vostro ingresso in Cielo!

- Sì, rispose Maria, proprio in questo giorno la gioia piena e perfetta è comin­ciata per me, poiché durante la mia vita l'anima mia fu trafitta da una spada.

- Ma soffriste sempre in vita? La pre­senza del Bambino Gesù, così piccolo e bello, non era per Voi una immensa con­solazione?

- Figlia mia, ascolta! Sin dalla mia infanzia ebbi conoscenza delle cose di­vine; così che quando l'Arcangelo mi an­nunziò il mistero dell'Incarnazione e mi vidi scelta per Madre del Salvatore degli uomini, il mio cuore fu sommerso in un torrente di amarezza, perché sapevo tutto quello che il tenero e Divino Bambino do­veva soffrire; e la profezia del vecchio Simeone non fece che confermare le mie angosce materne.

Tu puoi quindi figurarti quali doveva­no essere i sentimenti nel contemplare le attrattive del mio Figlio, il suo corpo, che sapevo doveva essere un giorno così crudelmente maltrattato.

Io baciavo quelle mani e mi sembrava che le mie labbra s'impregnassero già di sangue. Baciavo i suoi piedi e li con­templavo già confitti alla Croce. E quan­do Egli fece i primi passi e mi corse incontro con le braccia aperte, non potei trattenere le lacrime al pensiero di quelle braccia stese sulla Croce.

Quando giunse all'adolescenza, apparve in Lui un tale assieme di grazia affasci­nante che non lo si poteva contemplare senza restarne rapiti! Solo il mio cuore di Madre si stringeva al pensiero dei tor­menti, di cui in anticipo provavo la riper­cussione.

Dopo la lontananza dei tre anni della vita apostolica, le ore della sua Passione e Morte furono per me il più terribile dei martiri.

Quando il terzo giorno lo vidi risusci­tato e glorioso, certo la prova cambiò aspetto, poiché Egli non poteva più sof­frire. Ma quanto dolorosa doveva essere la separazione da Lui! Che lungo esilo per me quando Gesù salì al Cielo! Come sospiravo l'istante della eterna unione!

Sull'entrare del mio sessantatreesimo anno, l'anima mia passò come un lampo dalla terra al Cielo. Dopo tre giorni gli Angeli raccolsero la mia salma e la tra­sportarono in trionfo di giubilo per riunir­la all'anima. Quale ammirazione, quale a­dorazione e dolcezza, quando i miei occhi videro per la prima volta nella sua gloria e nella sua maestà il mio Figlio e mio Dio, in mezzo alle schiere angeliche!

Che dire poi, figlia mia, dello stupore che m'invase alla vista della mia estrema bassezza, che veniva coronata da tanti doni e circondata da tante acclamazio­ni?... Non più tristezza ormai, non più ombra alcuna! Tutto è dolcezza, gloria, amore! -

A questo punto la Madonna tacque un istante, immersa nel magnifico ricordo del suo ingresso in Cielo; poi continuò:

- Tutto passa, figlia mia, e la beati­tudine non ha fine. Soffri ed ama! ... Coraggio! ... L'inverno della vita è bre­ve e la primavera sarà eterna! - Ciò detto, la Madonna sparì.

Ecco come la Vergine Celeste premia e consola certe anime che sanno onorarla e come gode che sia ricordato il giorno del suo ingresso in Paradiso!


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

Pensiero del giorno - Amiamo Maria, amiamola come figli!

Maria è assai più grande di quello che noi possiamo supporre […]. Amiamo Maria, amiamola come figli, ed essa ci farà santi, poiché nella sua materna bontà ha preso l'impegno di lavare tutte le nostre miserie. Il mezzo fondamentale per essere perfetti è la devozione a Maria; tutti gli altri tesori della grazia ne sono la conseguenza, perché ci vengono da Lei. Essa ci donò Gesù Cristo, Essa ce lo dona continuamente, poiché Dio non ha mutata la via provvidenziale che seguì per redimerci. Dedichiamoci a Maria, e non temiamo di esagerare dandoci a Lei, poiché in Lei è la maternità di Dio, ed in Lei noi troviamo Dio solo. Il giorno nel quale le anime si daranno a Maria veramente, sarà il giorno della più bella fioritura di Santi, poiché in quel Cuore materno è il calore vitale della grazia divina che fa germinare anche gli sterpi inariditi.


[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", vol. V, di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

Assumpta est

Pronuntiamus, declaramus et definimus divinitus revelatum dogma esse: Immaculatam Deiparam semper Virginem Mariam, expleto terrestris vitae cursu, fuisse corpore et anima ad caelestem gloriam assumptam.

(Pio XII, Costituzione apostolica "Munificentissimus Deus")

lunedì 14 agosto 2017

O un matrimonio veramente cristiano, o niente

Alcune settimane fa, una giovane professoressa, mentre navigava sul web, è “incappata” in un mio scritto riguardante il matrimonio cristiano. È rimasta felicemente meravigliata nel leggere che aderisco alla Dottrina Cattolica tutta intera circa la vita coniugale e il comportamento da tenere durante il fidanzamento, e così ha deciso di contattarmi subito, con l’obiettivo di poter conoscermi meglio ed eventualmente allacciare una relazione sentimentale. Anche a voce le ho parlato a lungo di quel che la Chiesa o altri dotti autori cattolici insegnano sul tema del matrimonio cristiano, facendo crescere in lei l’entusiasmo. Mai nessun ragazzo le aveva fatto simili discorsi. Sentiva tanta gioia dentro di sé, il suo cuore sembrava di essere già in… luna di miele. Nel giro di pochi giorni si era già molto affezionata a me, anche perché la trattavo con grande rispetto, gentilezza e dolcezza (non era abituata ad essere trattata così bene). Tuttavia, per esperienza personale, sapendo che non proveniva da ambienti tradizionali, ho voluto affrontare certi argomenti (ad esempio il tema dell’educazione cristiana della prole secondo gli insegnamenti dell’enciclica “Divini Illius Magistri”) che con altre donne hanno messo in rilievo delle divergenze. 

Ormai i miei blog hanno sfondato da tempo la quota di 2 milioni di visite, ma ovviamente non si tratta solo di persone che hanno una mentalità tradizionale. Ogni mese, dopo essere “incappate” in qualche mio scritto sul tema del matrimonio vissuto rispettando la Legge Eterna di Dio, mi scrivono delle donne che sono alla “disperata ricerca” di un marito cristiano. Generalmente si tratta di insegnanti (specialmente di Religione) e di infermiere, ma quasi tutte non bazzicano ambienti tradizionali, pertanto ho notato che per loro l’impatto con un tradizionalista è troppo forte, sono abituate ad avere a che fare con altri tipi di uomini (quelli che hanno una mentalità mondana). Da un lato apprezzano tanto il modo rispettoso e gentile con cui le tratto, dall’altro ritengono un po’ esagerate alcune mie idee, ad esempio un’insegnante che lavora in Lombardia, dopo avermi contattato, si è tirata indietro dicendomi che le ricordo un suo ex fidanzato, il quale considerava pericolosi da un punto di vista morale certi svaghi che vanno di moda tra i mondani, mentre un’infermiera del sud Italia mi ha detto che sono troppo “inquadrato” (ha utilizzato esplicitamente questo vocabolo). :-) 

Purtroppo, mi rendo conto che è difficile far capire alle persone che non provengono da ambienti tradizionali, che quelle cose che loro ritengono delle “esagerazioni”, non sono frutto di mie elucubrazioni mentali, ma sono cose che ho letto su libri di Teologia Morale scritti da dotti autori (Sant’Alfonso, Frassinetti, Jone, Piscetta, Tillmann, ed altri) o addirittura fanno parte del Magistero della Chiesa (come la già citata enciclica “Divini Illius Magistri” di Pio XI, oppure l’allocuzione “Una gioia” con cui Pio XII incoraggiò le ragazze di Azione Cattolica ad utilizzare abiti degni di essere indossati da donne cristiane). Invece le donne che hanno una mentalità davvero tradizionale accolgono con maggiore docilità certi discorsi su temi morali, come ad esempio il dovere di utilizzare, anche nei caldi mesi estivi, abiti che tutelano il pudore. 

Non mi rattrista l’eventualità di rimanere celibe, non sono un tipo disposto a sposarsi ad ogni costo. Potrei sposarmi solo con qualche donna che ha intenzione di vivere la vita coniugale nella fedeltà alla Tradizione Cattolica. 

La guerra al modernismo

Il Sommo Pontefice Pio X condannò il modernismo definendolo “la sintesi di tutte le eresie”. Dunque, essendo l'eresia un male intrinsecamente perverso, è cosa degna di lode combatterla e debellarla dall'orbe cattolico. Come denunciò lo stesso San Pio X, il modernismo si è infiltrato non solo tra i comuni fedeli, ma anche tra non pochi del ceto sacerdotale, i quali diffondono errori gravi contro la fede e la morale dai pulpiti e nei confessionali (ammesso che confessino ancora). Pertanto i danni che stanno subendo le anime sono incalcolabili, è una vera e propria strage. Ormai è “normale” sentire dei fedeli affermare che tutte le religioni sono uguali, Gesù è presente nell'Ostia solo simbolicamente, la Madonna ebbe altri figli, e altre fesserie di questo tipo.

Siamo in guerra; guerra spirituale, ma pur sempre guerra. Ma come bisogna combattere la crociata contro il modernismo? Non di certo con i carri armati e le molotov, ma con le armi del cristiano, ossia la preghiera, la penitenza, il buon esempio, l'apostolato e l'apologetica. Militia est vita hominis super terram. I modernisti hanno un potenziale bellico impressionante, dispongono di giornali, riviste, case editrici, emittenti radiofoniche, amicizie influenti nel mondo mediatico e nella massoneria. Noi in confronto a loro siamo praticamente a mani nude, ma abbiamo la fede nel cuore e tanta voglia di lottare fino all'ultimo respiro, siamo risoluti a tutto pur di vincere, combattendo con ardimento contro il fronte modernista.

Dal fronte giungono ogni giorno notizie incoraggianti, l'avanzata modernista è stata arrestata, in vari luoghi le loro linee difensive sono state sfondate, e le vegliarde truppe avversarie stanno rovinosamente battendo in ritirata. Ormai è solo una questione di tempo: loro hanno un'età media di settant'anni, noi siamo nel pieno vigore della giovinezza. La Waterloo modernista non è ancora giunta, ma ormai abbiamo in pugno la vittoria; loro non potranno resistere ancora a lungo.

Lo slogan della feroce propaganda modernista è: ¡Los tradicionalistas no pasarán! I tradizionalisti non passeranno! Cari modernisti, rassegnatevi: in venti secoli di storia abbiamo sconfitto Ario, Pelagio, Valdo, Lutero, Calvino e tanti altri eresiarchi; presto sconfiggeremo anche voi!

Pensiero del giorno

Un solo ideale: Dio solo!


[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

domenica 13 agosto 2017

Pensiero del giorno

Volate in spirito nel bel Cuore di Gesù…lì arde sempre il fuoco del santo Amore, lasciatevi penetrare fino alle midolla, anzi lasciatevi incenerire tutta.



(San Paolo della Croce)

sabato 12 agosto 2017

La fine del mondo

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)


All'avvicinarsi della fine del mondo, i demoni lavoreranno con maggiore intensità a rovina delle anime. Questo risulta dalle parole di Gesù Cristo: Allora sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno tali prodigi da sedurre, se fosse posibile, anche gli eletti.-

Man mano che si avvicinerà il giorno del Giudizio Universale, le sofferenze dell'umanità aumenteranno. I dolori di quei giorni, dice Gesù, saranno tali, quali mai sono stati da che il mondo esiste. -

Satana, approfittando di ciò, manderà i suoi demoni sulla terra per spingere gli uomini alla bestemmia contro la Divinità, per togliere o diminuire la fede. Inoltre Satana susciterà degli uomini malvagi e darà loro tanta potenza da fare operare cose meravigliose. Tanti, sedotti, si allontaneranno da Gesù e seguiranno l'anticristo. Sarà quella la lotta finale. - Chi avrà perseverato, dice Gesù, sino alla fine, questi sarà salvo. -

Avvenuta la risurrezione universale, tutta l'umanità comparirà davanti a Gesù Cristo Giudice. La schiera dei buoni sarà alla destra; quella dei cattivi alla sinistra. Gli Angeli, guardando gli eletti potranno dire con gioia: Eternamente voi starete con noi in Cielo. - I demoni circonderanno i dannati e diranno: Anche voi avete perduto Dio... -

Il Giudice supremo pronunzierà l'eterna sentenza per i buoni. Ai dannati dirà: Andate, o maledetti, nel fuoco eterno, preparato a Satana ed a tutti i suoi seguaci! -

Oh, come si addoloreranno quel giorno tutti i cattivi! Come malediranno i demoni tentatori! Ma a niente gioverà questo. Dovranno dire: Ci siamo dannati, ma la colpa è stata nostra. Conoscevamo che il demonio ci tentava e l'abbiamo seguito volontariamente. In eterno ne porteremo la pena! –


(Brano tratto da “Gli angeli ribelli”, di Don Giuseppe Tomaselli).

Pensiero del giorno

Il confessore, per ben esercitare il suo ministero, non deve lasciare lo studio della Morale. Questa scienza non è così facile, come alcuni la credono: ella è molto difficile, ed è molto vasta per ragione delle innumerabili circostanze che possono occorrere in ogni caso di coscienza, e perciò con lo studiare sempre s'imparano cose nuove; e per ragione ancora di tante leggi positive che oggidì ci sono. Ond'è che, se il confessore lascia di rivedere i libri, facilmente si dimenticherà col tempo anche di quelle cose che prima già sapeva.



(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

venerdì 11 agosto 2017

Crisi del protestantesimo nella Patria di Lutero

La mentalità generale che prevale in Occidente prende sempre più le distanze dalla fede della Chiesa. E' un fatto. C’è da notare che quando si attacca la “Dominus Iesus” come fosse una espressione di intolleranza, la verità è proprio il contrario: non si tollera più che la Chiesa cattolica possa esprimersi sulla propria identità e sulla propria fede, che essa non impone a nessuno, ma che esprime e difende. [...] Non si sentirebbe il bisogno di attaccare la Chiesa, né la fede, se fossero considerate come delle realtà trapassate o sul punto di esserlo. Si può dire, dunque, che questi attacchi sono anche un segno della vitalità della fede e della forza che essa conserva nel mondo spirituale. Aggiungerei che questa emarginazione della Chiesa non è così forte in tutte le regioni d'Europa, né in tutte le parti del mondo. Così possiamo vedere che in Germania è in atto una paganizzazione, soprattutto nelle zone che prima erano comuniste, e comunque nel nord del paese, in cui il protestantesimo si decompone e lascia il posto ad un paganesimo che non ha più bisogno di attaccare la Chiesa, perché la fede è diventata talmente assente che non si sente più il bisogno di aggredirla. Ma vi sono anche delle situazioni del tutto diverse. Ai giorni nostri si possono constatare delle nuove manifestazioni di fede: vi sono tra i giovani dei movimenti molto forti che dimostrano la realtà sempre presente di bisogno di assoluto, con una riscoperta della bellezza della fede e del sacro. Questo desiderio del sacro, di recupero di tutte le bellezze perdute, è molto presente presso la nuova generazione. [...] La Chiesa è destinata certamente a vivere in una situazione di minoranza nel nostro continente, ma rafforzandosi spiritualmente e interiormente, tanto da diventare una speranza per molti uomini.

[Riflessioni del Cardinale Joseph Ratzinger tratte dall'intervista rilasciata alla rivista “Spectacle du monde” n° 464, gennaio 2001].

Pensiero del giorno

O quam cito transit gloria mundi.

(De imitatione Christi)

giovedì 10 agosto 2017

Preghiera di San Bonaventura

O dolcissimo Signore Gesù, ferisci anche me col soavissimo e salutare tuo amore, affinché l'anima mia si riposi nella serena e apostolica tua santissima carità. La mia anima ti brami e si purifichi nell'attesa del Paradiso, e non sospiri che di separarsi dal corpo per essere sempre con te.

Tu sei o Signore, il gaudio degli Angeli, la forza dei Santi, il nostro soavissimo pane quotidiano. Il mio cuore abbia sempre fame e sete di te, o Gesù, e si delizi nelle dolcezze del tuo amore. Te sempre cerchi come fonte della vita e della sapienza, come torrente della gioia che riempie la casa di Dio.

Tu solo sii la mia gloria! A Te io pensi, di Te parli, tutto operi a Tuo onore, a Te pervenga con  umiltà e pace, con trasporto e diletto, con perseveranza e fervore, affinché in Te, mia fiducia, mia gioia, mia pace, io sempre viva con la mente e con il cuore. Amen



lll

Pensiero del giorno


Questa è esperienza troppo veduta, che molti sacerdoti secolari, per non dir quasi tutti, preso che hanno il sacerdozio, non aprono poi più libri, e si scordano anche di quel poco che sapevano; onde se non si fanno far loro gli studi approfonditi prima del sacerdozio, difficilmente deve sperarsi che li facciano più in avvenire.


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

mercoledì 9 agosto 2017

Pensiero del giorno - Appetito e vergogna

Il signor Ravagnan, poi famoso predicatore gesuita, in un pranzo si era trovato al fianco di una signorina elegante, poco vestita. Egli rimase male, e fu taciturno. Alla fine la giovane azzardò:
- Signor Ravagnan, non avete dunque appetito?
- E voi, signorina, non avete dunque vergogna? replicò pronto il vicino interpellato.
A sua volta, anche la signorina perdette l'appetito...
Vent'anni dopo se ne ricordava ancora con amarezza; come lei stessa confessò dopo la sua conversione.


[Tratto da “Catechesi in esempi” di Fratel Remo di Gesù, Edizione “Sussidi”, 1956].

martedì 8 agosto 2017

Messa per le anime dei finanziatori del blog e dei loro parenti

Giovedì 10 agosto verrà celebrata una Santa Messa per chiedere a Dio la salvezza eterna delle anime dei sostenitori del blog, cioè di coloro che mi hanno inviato almeno una donazione, anche di modico valore, per consentirmi di poter dedicare una parte importante del mio tempo alla gestione dei miei blog religiosi, i quali ormai costituiscono quasi l'unica fonte delle mie entrate. Pertanto, se i miei blog sono ancora in funzione e continuano a dare conforto a tante persone, il merito è anche dei lettori-sostenitori. Dio ricompensi queste persone dal cuore grande e i loro parenti con le grazie necessarie alla salvezza eterna, che è l'unica cosa che importa davvero nella vita!

Il Santo Sacrificio del Redentore Divino verrà offerto alla Santissima Trinità da un sacerdote molto caritatevole (nell'ultimo anno è stato il sostenitore più generoso). Che Dio ricompensi pure lui con la vita eterna!

Intervista alla mamma di una Francescana dell'Immacolata

Tempo fa ho rivolto alcune domande a una lettrice del blog che ha la grazia di avere una figlia suora di clausura.


- In famiglia come avete saputo che tua figlia voleva diventare suora?

- Anni fa nella cittadina dove noi abitavamo, avemmo la grazia dal Signore di conoscere i Frati Francescani dell'Immacolata attraverso la mamma di uno di questi frati, dalla conoscenza alla frequentazione e al relativo innamoramento di questo santo ordine di p. Stefano Manelli, il passo fu breve, noi ci trovammo presi e felicissimi di camminare con loro. Nostra figlia allora poco più che 14enne, ci seguiva con gioia e ascoltava con curiosità le catechesi e gli insegnamenti dei frati e delle suore. Ma la svolta d'amore verso Gesù, nostra figlia l'ebbe a Fatima, lì la Madonna beatissima la chiamò e nostra figlia rispose nel più bello dei modi. Disse sì al Signore, e dopo un certo periodo di discernimento sotto la guida del padre spirituale e delle suore, nostra figlia prese il volo come una colomba verso il cielo, e il nostro cuore di papà e mamma canta ancora le lodi al Signore pieni di gratitudine e di riconoscenza.

- Prima che tua figlia ti confidasse di avere la vocazione, avevi intuito che era attratta dalla vita religiosa?

- Certamente e pregavamo in tal senso.

- Come avete accolto la notizia della sua vocazione?

- Eravamo felicissimi e lo siamo tuttora. Preghiamo sempre che ella sia fedele al suo SS. Sposo per tutto il tempo che il Signore le darà di vivere su questa terra.

- Eravate preoccupati delle critiche delle persone pettegole?

- Abbiamo avuto certamente delle critiche perché nostra figlia non aveva ancora 18 anni, perché non finì la scuola, perché doveva ancora “conoscere la vita”, perché “se cambia idea”, perché, perché, perché... Comunque non ci siamo mai preoccupati delle chiacchiere.

- È consolante sapere che una figlia è divenuta sposa di Gesù Cristo, anziché di un povero uomo della terra?

- È molto più che consolante, è una gioia immensa, Gesù Santissimo ha scelto nostra figlia come sua sposa, cosa potremmo desiderare di più per il suo bene?

- Che cosa ti senti di consigliare a una madre che ha appena saputo che una figlia vuole abbracciare la vita religiosa?

- A chi ha una figlia che Dio chiama come sua sposa, direi: piangete di gioia e di gratitudine per l'onore che Egli fa alla vostra figliolina, non l'ostacolate mai, anzi accompagnatela con le vostre preghiere e siate felici che non avete perso una figlia, ma siete diventati genitori e parenti di tante figlie e figli. Quando mia figlia entrò in convento io aprii la Bibbia e trovai questo scritto: “Il Signore la protesse e ne ebbe cura, la tenne cara come la pupilla dei suoi occhi; come un'aquila la prese e la portò sulle sue ali. Solo il Signore fu la sua guida” (Dt. 32, 10-12). Fidatevi del Signore, Egli sa.

Pensiero del giorno

Somma certamente deve essere la cura del vescovo nell'ammettere i confessori, dai quali dipende il regolamento di tutte le coscienze del popolo. I confessori ignoranti o di mali costumi possono rovinare tutti gli altri; quindi è meglio averne pochi e buoni.


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

lunedì 7 agosto 2017

Avviso dal Friuli


Parrocchia di S. Maria Assunta di Forni di Sopra (Udine), via Roma 2

Sabato 12 agosto 2017 alle ore 10:00 nella chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta
S. MESSA CANTATA IN RITO ROMANO ANTICO (Votiva della Beata Vergine - memoria di S. Chiara vergine) 

Celebrante: Don Alberto Zanier (Diocesi di Udine)

Canterà la corale "Sacri Cantores Theresiani" (Messa in onore di S. Giuseppe Calasanzio di Oreste Ravanello)

Circa la falsa accusa di essere un denigratore del matrimonio cristiano

Ogni tanto qualcuno mi scrive per accusarmi di essere contro il matrimonio, o almeno di avere una scarsa considerazione nei suoi confronti. Questa accusa è falsa! Io mi limito semplicemente a dire quel che il Magistero perenne della Chiesa ha sempre insegnato in proposito, e cioè che il matrimonio è santo, ma lo stato verginale è superiore ad esso. Ciò non è una semplice opinione teologica sostenuta da autorevoli autori, bensì è un dogma di fede definito dal Sacrosanto Concilio di Trento, che nel canone 10 della  XXIV sessione afferma testualmente: "Si quis dixerit statum coniugalem anteponendum esse statui virginitatis vel coelibatus et non esse melius ac beatius manere in virginitate aut coelibatu quam iungi matrimonio: anathema sit" (se qualcuno dirà che lo stato coniugale debba essere anteposto allo stato di verginità o al celibato e di non essere cosa migliore e più beata rimanere nella verginità o nel celibato piuttosto che essere uniti in matrimonio: sia scomunicato).

Ma è possibile che al giorno d'oggi se un cattolico afferma un canone del Concilio di Trento rischia di essere considerato quasi un eretico? La confusione che c'è in giro è talmente tanta che se una persona è fedele al Magistero che la Chiesa ha sempre insegnato, subisce persecuzioni e viene accusata di seguire delle dottrine quasi “extra ecclesiali”. Assurdo!

Io ho una grande stima del matrimonio cristiano, ma considero più perfetto lo stato verginale. Le false accuse nei miei confronti non solo non mi intimidiscono, ma anzi mi spingono ad affermare in maniera ancora più forte quel che la Chiesa Cattolica ha sempre insegnato al riguardo della dottrina della superiorità della verginità sul matrimonio, ribadita dal grande Papa Pio XII (di gloriosa e immortale memoria) nella splendida Enciclica “Sacra virginitas”:

Vi sono, però, oggi alcuni che, allontanandosi in questa materia dal retto sentiero, esaltano tanto il matrimonio da anteporlo alla verginità; essi disprezzano la castità consacrata a Dio e il celibato ecclesiastico. Per questo crediamo dovere del Nostro apostolico ufficio proclamare e difendere, al presente in modo speciale, l'eccellenza del dono della verginità, per difendere questa verità cattolica contro tali errori.

[...]

La dottrina che stabilisce l'eccellenza e la superiorità della verginità e del celibato sul matrimonio, come già dicemmo, annunciata dal divin Redentore e dall'apostolo delle genti, fu solennemente definita dogma di fede nel concilio di Trento e sempre concordemente insegnata dai santi padri e dai dottori della chiesa. I Nostri predecessori, e Noi stessi, ogni qualvolta se ne presentava l'occasione, l'abbiamo più e più volte spiegata e vivamente inculcata. Tuttavia, poiché di recente vi sono stati alcuni che hanno impugnato con serio pericolo e danno dei fedeli questa dottrina tramandataci dalla chiesa, Noi, spinti dall'obbligo del Nostro ufficio, abbiamo creduto opportuno nuovamente esporla in questa enciclica, indicando gli errori, proposti spesso sotto apparenza di verità.

[…] 

Abbiamo recentemente condannato con tristezza l'opinione che presenta il matrimonio come il solo mezzo di assicurare alla personalità umana il suo sviluppo e la sua perfezione naturale. Alcuni infatti sostengono che la grazia, concessa dal sacramento ex opere operato, santifica l'uso del matrimonio fino a farne uno strumento più efficace ancora che la verginità, per unire le anime a Dio, poiché il matrimonio cristiano è un sacramento, mentre la verginità non lo è. Noi denunziamo in questa dottrina un errore pericoloso. Certo, il sacramento accorda agli sposi la grazia d'adempiere santamente i loro doveri coniugali e consolida i vincoli dell'amore reciproco che li unisce, ma non fu istituito per rendere l'uso del matrimonio quasi il mezzo in sé più atto ad unire a Dio l'anima degli sposi col vincolo della carità. Quando l'apostolo san Paolo riconosce agli sposi il diritto di astenersi per qualche tempo dall'uso del matrimonio per attendere alla preghiera (cf. 1 Cor 7, 5), non viene precisamente a dire che una tale rinunzia procura all'anima maggiore libertà per attendere alle cose divine e pregare?

Infine non si può affermare - come fanno alcuni - che il «mutuo aiuto» ricercato dagli sposi nel matrimonio, sia un aiuto più perfetto per giungere alla santità che la solitudine del cuore delle vergini e dei celibi. Difatti, nonostante la loro rinuncia a un tale amore umano, le anime consacrate alla castità perfetta non impoveriscono per questo la propria personalità umana, poiché ricevono da Dio stesso un soccorso spirituale immensamente più efficace che il «mutuo aiuto» degli sposi. Consacrandosi interamente a Colui che è il loro principio e comunica loro la sua vita divina, non si impoveriscono, ma si arricchiscono. Chi, con maggiore verità che i vergini, può applicare a sé la mirabile espressione dell'apostolo san Paolo: «Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me»? (Gal 2, 20).

Questa è la ragione per cui la chiesa sapientemente ritiene che si deve mantenere il celibato dei sacerdoti, poiché sa bene quale sorgente di grazie spirituali esso costituisca per una sempre più intima unione con Dio.

Crediamo opportuno ricordare brevemente un altro errore ancora: alcuni allontanano i giovani dai seminari e le giovani dagli istituti religiosi sotto pretesto che la chiesa abbia oggi maggior bisogno dell'aiuto e dell'esercizio delle virtù cristiane da parte di fedeli uniti in matrimonio e viventi in mezzo agli altri uomini, che non da parte di sacerdoti e di vergini, che per il voto di castità vivono come appartati dalla società. Tale opinione, venerabili fratelli, è evidentemente quanto mai falsa e perniciosa.

Non è Nostra intenzione, certamente, negare che gli sposi cattolici con una vita esemplarmente cristiana possano produrre frutti abbondanti e salutari in ogni luogo e in ogni circostanza con l'esercizio delle virtù. Chi però consigliasse, come preferibile alla consacrazione totale a Dio, la vita matrimoniale, invertirebbe e confonderebbe il retto ordine delle cose. Senza dubbio, venerabili fratelli, Noi auspichiamo ardentemente che si istruiscano convenientemente quanti aspirano al matrimonio e i giovani sposi, non solo sul grave dovere di educare rettamente e diligentemente i figli, ma anche sulla necessità di aiutare gli altri, secondo le possibilità, con la professione della fede e l'esempio della virtù. Dobbiamo, tuttavia, per dovere del Nostro ufficio condannare energicamente coloro che si applicano a distogliere i giovani dall'entrare in seminario, negli ordini o congregazioni religiose o dall'emissione dei santi voti, insegnando loro che sposandosi faranno un bene spirituale maggiore con la pubblica professione della loro vita cristiana, come padri e madri di famiglia. Si farebbe molto meglio a esortare col maggiore impegno possibile i molti laici sposati, affinché cooperino con premura alle imprese d'apostolato laico, piuttosto che cercare di distogliere dal servizio di Dio nello stato di verginità quei giovani, troppo rari, purtroppo, oggi, che desiderano consacrarvisi. Molto opportunamente scrive a questo proposito sant'Ambrogio: «È stato sempre proprio della grazia sacerdotale spargere il seme della castità e suscitare l'amore per la verginità».

Inoltre giudichiamo opportuno avvertire che è completamente falsa l'asserzione, secondo cui le persone consacrate a una vita di castità perfetta diventano quasi estranee alla società. Le sacre vergini che spendono tutta la loro vita al servizio dei poveri e dei malati, senza distinzione di razza, di condizione sociale e di religione, non partecipano forse intimamente alle loro miserie e alle loro sofferenze, e non li compatiscono forse con la tenerezza di una mamma? E il sacerdote non è forse il buon pastore che, sull'esempio del divin Maestro, conosce le sue pecorelle e le chiama per nome? (cf. Gv 10, 14; 10, 3). Ebbene, è proprio in forza della castità perfetta, da loro abbracciata, che questi sacerdoti, religiosi e religiose possono dedicarsi interamente a tutti gli uomini e amarli del medesimo amore di Cristo. E anche quelli di vita contemplativa contribuiscono certamente molto al bene della chiesa, con le supplici preghiere e con l'offerta della loro immolazione per la salvezza altrui; sono anzi sommamente da lodare perché, nelle circostanze presenti, si consacrano all'apostolato e alle opere di carità secondo le norme da Noi date nella lettera apostolica Sponsa Christi, né possono quindi venir considerati come estranei alla società, dal momento che doppiamente ne promuovono il bene spirituale.

Altri mi rimproverano di dire che lo stato di vita religioso è più perfetto dello stato matrimoniale. Anche in questo caso la mia coscienza è tranquilla, perché mi sono limitato ad affermare quel che insegna il Magistero perenne della Chiesa. Ancora una volta cito l'amatissimo Papa Pacelli, l'eroico “Pastor Angelicus”, che in un'allocuzione del 23 novembre 1952 affermò: "Se è vero che la famiglia è la cellula della società e che dalla ricostruzione di essa dipende il rinnovamento del mondo, quale potente impulso una gioventù come la vostra potrà dare al conseguimento di un così alto e urgente fine! D'altra parte, la vostra consacrazione prepara le anime giovanili ad accogliere - quando il Signore la ispiri — la vocazione alla vita religiosa, che rimarrà sempre uno stato più perfetto di quello — anch'esso santo — del matrimonio."

Dopo aver citato un canone infallibile del Concilio di Trento e alcuni atti del Magistero Pontificio, non penso che possa esserci ancora qualche persona che in buona fede possa pensare che considerare lo stato verginale superiore allo stato matrimoniale sia una sorta di eresia.

Pensiero del giorno

[...] dice s. Agostino, che è molto difficile a salvarsi un vescovo, perché è molto difficile a soddisfare poi ai grandi obblighi che tiene.


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

domenica 6 agosto 2017

Riporre il tabernacolo sull'altare maggiore

[Brano tratto dal discorso pronunciato il 12-10-2005 dal Cardinale Janis Pujats al Sinodo dei Vescovi sull'Eucarestia]

Nelle chiese parrocchiali, luogo particolarmente adatto (sul presbiterio) per il Santissimo è l’altare maggiore che ospita il tabernacolo. In questo caso, l’altare maggiore con il suo retablo è veramente il trono di Cristo Re ed attrae a sé gli occhi di tutti coloro che sono in chiesa. La presenza del Santissimo nell’area principale della chiesa dà ai fedeli l’occasione di adorare Dio anche al di fuori del sacrificio della Messa (ad esempio nell’intervallo di tempo tra gli uffici divini). Essi vengono infatti in chiesa per pregare, non per conversare. Prima della Comunione, è compito dei sacerdoti invitare i fedeli alla confessione individuale dei peccati. Il luogo migliore per la confessione dei fedeli è il confessionale, collocato in chiesa e costruito con una grata fissa tra il confessore e il penitente. Nella misura in cui è possibile, i sacerdoti devono favorire le condizioni affinché i fedeli accedano alla Penitenza: se infatti gli uomini vivono e muoiono nei peccati, è vano ogni altro sforzo pastorale. È opportuno riservare ogni giorno un tempo alla confessione, in ore prestabilite, in particolare prima della Messa. Se vogliamo veramente rinnovare la vita spirituale del popolo, ci è consentito lasciare il confessionale solo dopo che l’ultimo penitente ha ricevuto il perdono. [...] In generale, occorre eliminare l’abuso di accedere alla Comunione senza il sacramento della Penitenza. Nel passato, vi era l’abitudine, durante la Messa, di andare in processione alla Comunione, ma col passare del tempo questa prassi fu giustamente respinta per un motivo pastorale. Come sappiamo, in chiesa il popolo ha un comportamento collettivo: tutti rispondono alle parole del sacerdote, tutti, seduti, ascoltano le letture della Sacra Scrittura, tutti stanno in piedi per il Vangelo, tutti si inginocchiano alla consacrazione e, (cosa che ci addolora!), tutti si alzano per partecipare in processione alla Comunione - tra questi anche il fariseo e il pubblicano, il penitente e il non penitente. I singoli fedeli hanno timore di astenersi da questa processione, poiché in tal modo si espongono pubblicamente come indegni. Questa è la causa per cui questo abuso è prevalso così presto. Che cosa occorre fare? Bisogna rinnovare la consuetudine di accedere individualmente alla Comunione per preservare la libertà di coscienza. La Messa è un’azione comune, ma la Comunione rimanga individuale.

Pensiero del giorno

Gesù, il nostro Sposo, è oltraggiato, ripariamo! È tradito, serviamolo con una dedizione incondizionata! È lasciato solo sul Calvario, non abbandoniamolo! Gronda sangue, è tutto piagato, agonizzante sulla croce: oh, che il nostro amore ci inchiodi con Lui e imprima le sue divine piaghe nelle nostre anime. Non vi è amore senza sofferenza, non dono totale senza sacrificio, non conformità con il divino Crocifisso, se non ci troviamo nell'agonia e nel dolore. Andiamo a morire con Lui e per Lui.

(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

sabato 5 agosto 2017

Cosa fanno gli anticlericali per i poveri?

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)

Da parecchi anni sono a Messina, alla Giostra, in una contrada misera, economicamente e moralmente. Tanta gente vive ancora in baracchette di legno, ormai tarlate.
M'informano che in una baracca c'è un vecchio ammalato ed è solo. Vado a visitarlo.
La celletta è nella più squallida miseria. Il vecchietto tossisce ripetutamente e sputa sangue; osservo il pavimento e vedo grosse chiazze di sangue raggrumato.
- Ma voi siete solo?
- Sì, Padre!
- E se vi occorre qualche cosa, come fate?
- Batto alla parete e viene in aiuto la vicina. Anch'essa è povera ed è zoppa e va in giro a chiedere l'elemosina. Non mi porta altro che un po' di acqua.
- E per mangiare?
- Se qualcuno me lo porta mangio, se no sto a digiuno.
- Ma voi state al buio notte e giorno?
- Non c'è finestra e non posso lasciare la porta aperta. -
Mi accorgo che il misero uomo è assediato dagli insetti e mi muove a maggior compassione. Lasciarlo in abbandono sarebbe un vero delitto morale. Prometto di ritornare.
Con l'aiuto di pie persone posso riuscire nell'intento. Si appresta al povero il cibo quotidiano ed ogni giorno riceve visite.
Quando, ritornato a visitarlo, trovo la baracca in assetto e ben pulita, il suo corpo rinfrescato da un bagno e ricoperto di nuova biancheria, provo nell'anima una profonda gioia.
L'ammalato ringrazia: Che Iddio vi ricompensi tutto con la salute ed il Paradiso! -
Ritorno in Parrocchia. Lungo il torrente Giostra mi tocca attraversare un ponticello ed ecco un cane corrermi dietro in atto minaccioso. La donna, certamente la padrona, richiama il cane. Suo marito la rimprovera: Lascia che il cane se lo mangi! Che cosa farne dei Preti? 
- Io non rispondo; soltanto mi limito a guardare quell'uomo, che penso non essere... un galantuomo. Non è possibile nutrire sì perfidi sentimenti ed essere onesti e coscienziosi!

(...)
Dopo una discreta anticamera sono ammesso a parlare al Prefetto della città.
- Reverendo, quale lo scopo della vostra visita?
- Vostra Eccellenza conoscerà, almeno per fama, la miseria della contrada Giostra. Come Sacerdote, ho il dovere di interessarmi dei bisogni del popolo. La gente muore di fame; la sporcizia è al colmo; la tubercolosi fa strage! So io quanti ne muoiono per la tisi! E prima muore il padre, poi il figlio, dopo alcuni mesi una figlia... si distruggono intere famiglie. Bisogna dar da mangiare ed isolare gl'infetti!
- Problema difficile! Bisognerebbe bruciare tutta quella zona. I sanatori sono rigurgitanti.
- Invece di spendere denaro in altre opere, impiegatelo per la povera gente!
Io faccio qualche cosa, ma posso fare ben poco.
- Fate quello che potete e Dio vi compenserà. Non si può arrivare a tutto.
- Esco dal colloquio con il cuore amareggiato. In città: bar, cinema, passeggi, divertimenti... alla periferia invece miseria e morte.
Lungo la via mi scorge un muratore, sui diciotto anni. Egli sta in alto, sulla fabbrica in costruzione. Dapprima fa una grossa risata e poi esclama: Abbasso il Prete!
Questa volta mi fermo e richiamo il giovanotto, il quale riprende il lavoro, L'appaltatore comprende e fa le scuse.

(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno

[Dobbiamo essere] avari del tempo, per impiegarlo nell'orazione, visite al santissimo Sacramento (che apposta sta con noi) ed anche allo studio [delle cose riguardanti la Religione], perché questo a noi ancora è assolutamente necessario. E con ciò raccomando ai confessori lo studio della Morale.

(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)