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lunedì 18 dicembre 2017

Gli ultimi preti pacelliani

Alcuni anni fa ho trascorso le "vacanze di Natale" in una casa di villeggiatura immersa tra le montagne, a mille chilometri di distanza da dove risiedo. Ero ospite di un lettore del blog che mi ha gentilmente invitato nella sua seconda casa per poter passare alcuni giorni di riposo, meditazione e preghiera in solitudine (alcuni giorni sono rimasto completamente solo come un eremita).

Ad alcuni chilometri di distanza c'è un piccolo paesino nel quale nei giorni festivi viene celebrata una Messa. Una domenica è venuto a celebrare un anziano prete. Che edificazione! Era uno di quei preti vecchio stampo, formatosi ai tempi del grande Papa Pio XII. Nella mia diocesi i preti diocesani che usavano abitualmente la talare penso che ormai siano morti tutti. Dunque mi ha fatto piacere rivedere un prete diocesano vestito con il tradizionale abito ecclesiastico. Tra l'altro lo portava con decoro, ad esempio senza che i pantaloni sbucassero da sotto la veste talare. Anche il modo di celebrare era dignitoso, pronunciava le parole con tono grave e solenne, come si conviene per un rito sacro. Mi è piaciuta molto la sua omelia incentrata sul tema della famiglia cristiana (era la domenica della Sacra Famiglia). Il suo gergo era tipicamente pacelliano, energico, combattivo, da vero cristiano militante, era un piacere ascoltarlo. Altro che le noiose e inconcludenti omelie "politicamente corrette" che vanno di moda in tante parrocchie italiane!

Ormai ne sono rimasti pochi di questi "preti di una volta". Prima di uscire di chiesa ho dato un ultimo sguardo fugace in sacrestia per "immortalare" nella mia mente quel prete edificante. Chissà se mi capiterà di incontrare ancora un anziano prete pacelliano.

Unire le forze per poter dare un'educazione cristiana alla gioventù cattolica

Ripubblico una vecchia lettera che anni fa mi scrisse una giovane mamma di quattro figli, la quale stava cercando una buona scuola cattolica in Lombardia.


Carissimo Cordialiter, Ave Maria!

Grazie per la pace e letizia che il suo blog diffonde, è una vera medicina per i momenti di sconforto. Siamo una famiglia di giovani tradizionalisti che hanno scoperto la Messa antica dopo il Motu Proprio di Benedetto XVI e cercano di frequentarla il più possibile. Apprezziamo molto il suo stile perchè anche noi vogliamo essere il più possibile ottimisti, ma i motivi di preoccupazione purtroppo sono tanti. Pensando ai nostri 4 figli, e soprattutto alla maggiore che a gennaio dovrà essere preiscritta a scuola, il tema che mi preoccupa maggiormente è l'educazione. Io stessa ho fatto qualche supplenza nella scuola pubblica e ho riscontrato molti più problemi di quanto immaginassi. In verità avevo optato per l'istruzione parentale ma, per cause di forza maggiore, quella strada non è oggi più percorribile e ora mi chiedo se sia possibile trovare una buona scuola elementare cattolica, dove venga trasmessa anche la fede oltre ai contenuti dei programmi ministeriali. Mi rivolgo a lei perché non ne conosco alcuna e forse lei sa a chi potrei rivolgermi, viviamo nella bassa pianura lombarda [...].

Grazie in anticipo e mi scusi se l'ho importunata su un tema fuori posto.


Cara sorella in Cristo, 
                                       dammi pure del tu, lo preferisco.

Sono contento che il mio blog ti è di conforto; uno dei miei scopi è appunto quello di incoraggiare i cattolici militanti a perseverare nel combattimento della buona battaglia della fede. Certa bonum certamen fidei, apprehende vitam æternam, in qua vocatus es  (1 Tim. 6,12).

Non penso di essere “ottimista”, mi sforzo solamente di essere realista: negli ultimi 10-15 anni c'è stata una poderosa avanzata del movimento tradizionale, mentre nello stesso periodo di tempo l'arrugginita e decrepita “armata-rossa-modernista” ha dovuto battere in rovinosa ritirata su tutti fronti (soprattutto sul fronte vocazionale) e lasciare molte roccaforti che erano tra le sue grinfie. Del resto, la mia speranza è riposta nel Redentore Divino, il quale non potrà mai essere sconfitto né dai modernisti né da nessun altro dei suoi nemici.

Ho molta stima nei confronti dei coniugi cristiani che accettano con gioia tutti i figli che Dio gli dona, come fecero i genitori di Santa Teresa di Lisieux. Considero “eroici” gli sposi che nonostante i tempi drammatici in cui viviamo, decidono ugualmente di adempiere al proprio dovere di procreare numerosi figli, educarli cristianamente e aiutarli a diventare un giorno dei cittadini del Cielo. 

Apprezzo molto la decisione tua e di tuo marito di voler dare a vostra figlia un'educazione alternativa a quella che il regime culturale progressista impone ai bambini nelle scuole. Tra i lettori del blog ci sono diversi insegnanti che lavorano nelle scuole statali, non vorrei che possano sentirsi offesi dalle mie critiche, le quali non sono rivolte contro di loro, ma contro i loro colleghi atei, comunisti, liberal, massoni, ecc. Purtroppo, la mentalità progressista è penetrata anche in molte scuole che in passato erano cattoliche, ma che adesso sono sotto il controllo delle truppe moderniste, le quali sono “collaborazioniste” dei senza Dio, infatti San Pio X disse che il modernismo porta all'ateismo.

Sarebbe opportuno che le famiglie cattoliche che desiderano ricorrere all'homeschooling per dare un'istruzione didattica ai propri figli, unissero le proprie forze e si aiutassero a vicenda in questa impegnativa ma splendida missione. Lo spero tanto!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Il sacrificio della Messa non solo giova a lodare Iddio e ringraziarlo dei doni che ci dispensa, ma è vero sacrificio propiziatorio, per cui il Signore perdona le colpe e concede le grazie.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

domenica 17 dicembre 2017

Molte ragazze non riescono a trovare un fidanzato cristiano

Diverse lettrici mi hanno confidato la loro difficoltà a trovare un fidanzato serio che voglia dar vita a una famiglia autenticamente cristiana. Ad esempio nel 2016 una ragazza laureata mi ha detto che gli uomini con cui aveva cominciato una relazione sentimentale, sono tutti scomparsi senza farsi più sentire. Le ho chiesto per quale motivo fosse accaduto ciò, visto che ha un aspetto esteriore alquanto grazioso. Mi ha risposto che quando quei ragazzi le hanno chiesto di concedersi, lei ha rifiutato poiché desidera vivere in castità fino al matrimonio, ma nessuno di loro ha voluto aspettare e quindi hanno interrotto la relazione e non si sono fatti più sentire.

Anche altre "ragazze serie" mi hanno detto che purtroppo i ragazzi che le corteggiano sono quasi tutti desiderosi di commettere fornicazione (rapporti tra persone non sposate) o addirittura di andare a convivere prima del matrimonio. Ciò per loro è causa di sconforto e tristezza, poiché si sentono attratte dalla vita matrimoniale e desiderano diventare madri, ma non riescono a trovare degli uomini pii come il papà di Santa Teresa di Lisieux, con cui formare una famiglia cristiana.

Mi dispiace tanto vederle soffrire ma sono dispiaciuto anche per il danno che ne ricava la Chiesa Cattolica, che è il Corpo Mistico di Cristo, e che ha una grande necessità di giovani, prolifiche e fervorose famiglie autenticamente cristiane. Se i bambini nascono in famiglie "scristianizzate", come faranno a ricevere una buona educazione cattolica? Invece i bambini che nascono in famiglie autenticamente cristiane come quella dei genitori di Santa Teresina, hanno maggiori probabilità di crescere buoni e di salvarsi l'anima.

Purtroppo, per sposarsi non basta trovare un "bravo coniuge", c'è bisogno anche che tra i due sposi ci sia una certa sintonia e una visione comune sulla vita matrimoniale. Vi faccio un esempio. Qualche anno fa un'infermiera neocatecumenale (le lettrici nubili che mi contattano per parlarmi di matrimonio cristiano sono principalmente insegnanti e infermiere), dopo aver letto un mio scritto sulla vita matrimoniale, mi disse che stava cercando un fidanzato cristiano che la pensasse come me, e così per alcuni mesi dialogammo con lo scopo di conoscerci meglio. Era una brava ragazza, aveva le idee chiare sulla sessualità (ho apprezzato molto il fatto che fosse contraria agli anticoncezionali, cosa alquanto rara di questi tempi persino in molti ambienti parrocchiali), ma tra noi non c'era molta sintonia, si notava la diversità di sensibilità tra di noi. Una ragazza che non ha una mentalità tradizionale, difficilmente riesce a comprendermi pienamente.

Nonostante il degrado continui ad avanzare nella società neopagana in cui viviamo, fortunatamente ci sono degli elementi che inducono alla speranza. Quando qualche anno fa ho partecipato a Roma al pellegrinaggio del Popolo del "Summorum Pontificum", ho notato la presenza di diverse giovani famiglie con tanti bambini. Queste prolifiche famiglie di stampo tradizionale aiutano a guardare con speranza verso l'avvenire (spesso sono vivai di buone vocazioni religiose), mentre il vegliardo e isterilita popolo modernista incede inesorabilmente sul viale del tramonto.

Preghiamo il Signore affinché doni alla Chiesa sia numerosi e santi sacerdoti che numerose e feconde famiglie profondamente cristiane!

Pensiero del giorno

Gesù alla Serva di Dio Luisa Piccarreta (1865-1947):

"…Tutto deve essere in te dolcezza e pace, in modo da potersi dire di te ciò che si dice di Me: che non scorre altro che miele e latte, figurato il miele nella dolcezza, il latte nella pace... Se tu non sei così, Io Mi sento disonorato da te; (perché) mentre abita in te Colui che è tutto pace e dolcezza, tu non Mi onori, se mostri anche la minima ombra di un animo risentito ed inquieto. Io amo tanto questa dolcezza e questa pace, che, anche se si tratta del mio amore e della mia gloria, non voglio, non approvo mai i modi risentiti, violenti, focosi, ma voglio i modi dolci, pacifici. Soltanto la dolcezza  è quella che, come catena, incatena i cuori,  che non si possono sciogliere, è come pece che si attacca ai cuori,  che non si possono liberare…..Poi se non piace a Me il modo risentito,  non piacerà neppure alle creature. Uno che parla, che tratta le cose di Dio, con modo non dolce e non pacifico, è segno che non ha le sue passioni ordinate: E Chi non ha sé stesso ordinato, non può ordinare gli altri”.


[Brano tratto da "Libro di Cielo" volume 7, di Luisa Piccarreta]

sabato 16 dicembre 2017

Non vi è via di mezzo: o salvi, o dannati

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Patrono Universale dei confessori e dei moralisti.


Non vi è via di mezzo: o salvi, o dannati

"Cum metu, et tremore vestram salutem operamini" (Phil. 2. 12). Per salvarci bisogna che tremiamo di dannarci, perché non vi è via di mezzo, o salvi, o dannati abbiamo da essere. Chi non trema, facilmente si dannerà, perché poco si impegnerà a prendere i mezzi della salute [spirituale]. Iddio vuol salvi tutti, e dà l'aiuto suo a tutti; ma vuole che anche noi ci mettiamo l'opera nostra. Tutti vorrebbero salvarsi, ma molti, perché non prendono i mezzi, non si salvano. Il paradiso non è fatto per i poltroni, diceva S. Filippo Neri.

Signore, datemi luce, fatemi conoscere quel che ho da fare, e quel che ho da fuggire, che io tutto voglio farlo. Voglio salvarmi.

Santa Teresa diceva alle sue religiose: "Figlie, un'anima, una eternità". E volea dire che in questa vita non dobbiamo attendere ad altro che a salvarci l'anima, perché, perduta l'anima, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. [...]

Ah mio Dio, quante volte ho perduta l'anima mia, perdendo la vostra grazia! Ma giacché mi offrite il perdono, detesto l'offese che vi ho fatte, e v'amo sopra ogni cosa. 

Oh chi ben capisse quella gran massima di S. Francesco Saverio, il quale diceva che "un solo male vi è nel mondo ed un solo bene". L'unico male è il dannarsi, l'unico bene è il salvarsi. No che non sono mali le infermità, la povertà, le ignominie; queste abbracciate con rassegnazione accrescono la nostra gloria in paradiso. Al contrario per tanti peccatori non sono beni la sanità, le ricchezze e gli onori, perché questi gli sono occasione di maggiormente perdersi.

Salvatemi dunque, o Dio dell'anima mia, e poi disponete di me come vi piace. Voi sapete e volete il meglio per me. Io mi abbandono in mano alla vostra misericordia: "In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum". Mi dispiace che in passato mi sono opposto alla vostra volontà, e vorrei morirne di dolore; ma ora vi amo, ed altro non voglio se non quel che volete voi. Datemi il vostro amore, affinché io vi sia fedele.

E voi, Maria, datemi il vostro aiuto.


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Bisogna preparare i conti prima che giunga il giorno dei conti


"Estote parati [...]" (Luc. 12. 40). Il tempo della morte non è tempo atto per prepararsi a ben morire; per morire bene e con pace, bisogna trovarsi preparati prima della morte. Non è tempo allora di togliere dall'anima le cattive abitudini radicate, di svellere dal cuore le passioni dominanti e di estinguer l'affetto ai beni della terra. [...] Il cuore indurito, la mente ottenebrata, la confusione, lo spavento, l'ansia di guarire, rendono quasi impossibile l'aggiustare in punto di morte una coscienza imbrogliata di peccati. [...] O piaghe sante del mio Redentore, vi adoro, vi bacio e in voi confido.

I santi hanno stimato far poco, ancorché abbiano speso tutta la lor vita nel preparasi alla morte con penitenze, orazioni ed opere sante; eppure in punto di morte tremavano. Il venerabile Giovanni d'Avila, che fin da giovane fece una vita sì santa, quando gli fu annunziata l'ora della morte, rispose: "Oh avessi un altro poco di tempo per prepararmi alla morte!" E noi che diremo, quando ci sarà data la notizia della morte ormai imminente?

No, mio Dio, non voglio morire così inquieto e così ingrato, come ora morirei, se mi arrivasse la morte; voglio mutar vita, voglio piangere le ingiurie che vi ho fatto, voglio amarvi di cuore. Signore, aiutatemi voi, fatemi fare qualche cosa per voi, prima di morire; per voi, dico, che siete morto per me.

"Tempus breve est". Così ci avvisa l'Apostolo, è breve il tempo che ci resta di aggiustare i conti. [...] Quel che puoi far oggi, non aspettare a farlo domani: perché quest'oggi passa, e domani forse verrà la morte, che ti chiuderà i passi a fare alcun bene e a rimediare al male fatto. Poveri noi se la morte ci troverà anche attaccati al mondo!

Ah mio Signore, quanti anni son vissuto lontano da voi! E come voi avete potuto avere tanta pazienza con me nell'aspettarmi e chiamarmi tante volte a penitenza! Ve ne ringrazio, mio Salvatore, e spero di venire in cielo a ringraziarvene in eterno. "Misericordias Domini in aeternum cantabo". Ma in passato io non vi amavo, e poco curavo d'essere amato da voi; ora vi amo con tutto il cuore, vi amo più di ogni cosa, più di me stesso, ed altro non desidero che d'essere amato da voi; e pensando d'aver disprezzato l'amor vostro, vorrei morirne di dolore. Gesù mio, datemi la santa perseveranza.

Maria, madre mia, ottenetemi la grazia di essere fedele a Dio.



[Brani tratti da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori, e da me tradotti in italiano corrente, con qualche piccolo ritocco del testo, per renderne più agevole la lettura].


 lll

Pensiero del giorno

Siamo purtroppo in tempi in cui si deve resistere non solo agli avversari, ma anche a quelli che, nell'interno del fronte guardano con simpatia più al campo di là che a quello proprio e nell'interno fanno più danno che se fossero già transfughi.


[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961]

venerdì 15 dicembre 2017

Avviso da Trieste

Giovedì 21 dicembre, presso la chiesa parrocchiale della Beata Vergine del Soccorso (Sant’Antonio Vecchio), sita in piazzetta Santa Lucia 2, a Trieste, sarà celebrata alle ore 18.30, secondo la forma straordinaria del Rito Romano, una Santa Messa in suffragio dell’anima del defunto Cardinale Carlo Caffarra.

Celebrerà don Paolo Rakic, l’Orazione funebre sarà tenuta da don Samuele Cecotti. Il coro accompagnerà l’azione liturgica con la Messa da Requiem di Lorenzo Perosi.










xzx

Pensiero del giorno

Consideratevi come un cane morto che merita di essere aborrito da tutti.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

giovedì 14 dicembre 2017

Della Comunione come mezzo di santificazione

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


A) Gli effetti. L'Eucaristia, come sacramento, produce direttamente in noi per sua propria virtù, ex opere operato, un aumento di grazia santificante. Infatti è stata istituita per essere cibo dell'anima nostra: "Caro mea vere est cibus et sanguis meus vere est potus"; i suoi effetti sono dunque simili a quelli del nutrimento materiale: sostiene, aumenta e ripara le forze spirituali, causandoci una letizia che, se non è sempre sensibile, è per altro reale. Gesù stesso è il nostro alimento, l'intiero Gesù, il suo corpo, il suo sangue, la sua anima, la sua divinità. Si unisce a noi per trasformarci in lui; questa unione è insieme fisica e morale, trasformante e di sua natura permanente. Tal è la dottrina di S. Giovanni che il P. Lebreton compendia così: "Nell'Eucaristia si compie l'unione di Cristo e del fedele e la vivificante trasformazione che ne è il frutto; non si tratta solo più dell'adesione a Cristo per mezzo della fede, nè dell'incorporazione a Cristo per mezzo del battesimo; è una nuova unione realissima insieme e spiritualissima: si può per lei dire che chi aderisce al Signore non solo è con lui un solo spirito, ma anche una sola carne. È unione così intima che Gesù non teme di dire: "Come io vivo per il Padre, così colui che si ciba di me vivrà per me"; abbiamo certamente qui solo un'analogia; ma resta sempre vero che, per mantenerla, bisogna intendervi non solo un'unione morale fondata sopra una comunanza di sentimenti ma una vera unione fisica, che importa la fusione di due vite, o meglio la partecipazione del cristiano alla vita stessa di Cristo".

Studiamoci di spiegare cotesta unione.

a) È un'unione fisica. È di fede, secondo il Concilio di Trento, che l'Eucaristia contiene veramente, realmente e sostanzialmente il corpo e il sangue di Gesù Cristo, con la sua anima e la sua divinità, e quindi tutto quanto Cristo. Onde, quando facciamo la comunione sacramentale, riceviamo realmente e fisicamente, nascosti sotto le sacre specie, il corpo e il sangue del Salvatore, con la sua anima e la sua divinità. Siamo quindi non solo tabernacoli ma anche pissidi ove Gesù abita e vive, ove gli angeli vengono ad adorarlo, e dove noi dobbiamo aggiungere le adorazioni nostre alle loro. Anzi c'è tra Gesù e noi una unione simile a quella che esiste tra il cibo e colui che se l'assimila; con questa differenza però che non siamo noi che trasformiamo Gesù nella nostra sostanza ma è Gesù che noi trasforma in lui: è infatti l'essere superiore che si assimila l'inferiore. È un'unione che tende a rendere la nostra carne più sottomessa allo spirito e più casta, e depone in lei un germe d'immortalità: "Et ego resuscitabo eum".

b) Su questa unione fisica viene ad innestarsi un'unione spirituale intimissima e trasformatrice. 1) È unione intimissima e santificantissima. L'anima di Gesù s'unisce alla nostra per non fare con lei che un cuore solo e un'anima sola: "cor unum et anima una". La sua immaginazione e la sua memoria, così ben regolate e così sante, s'uniscono alla immaginazione nostra e alla nostra memoria per disciplinarle e orientarle verso Dio e le cose divine, volgendone l'attività verso il ricordo dei benefici di Dio, verso l'incantevole sua bellezza e l'inesauribile sua bontà. La sua intelligenza, vero sole delle anime, ci illumina la mente con gli splendori della fede e ci fa veder tutto e tutto giudicare alla luce di Dio; tocchiamo allora con mano la vanità dei beni della terra, la follia delle massime del mondo, assaporiamo le massime evangeliche prima così oscure per noi perchè tanto contrarie ai naturali nostri istinti. La sua volontà così forte, così costante, così generosa, viene a correggere le nostre debolezze, la nostra incostanza, il nostro egoismo, comunicandoci le divine sue energie, tanto da poter dire con S. Paolo: "Io posso tutto in colui che mi fortifica: "omnia possum in eo qui me confortat". Ci pare allora che gli sforzi non ci costeranno più, che le tentazioni ci troveranno incrollabili, che la perseveranza nel bene non ci spaventi più, perchè non siamo più soli ma aderiamo a Cristo come l'edera alla quercia e ne partecipiamo quindi la fortezza. Il suo cuore, così ardente d'amore per Dio e per le anime, viene a infiammare il nostro così freddo per Dio, così tenero per le creature; come i discepoli d'Emmaus ripetiamo: "Non ci ardeva forse il cuore in petto mentre ei ci parlava? Nonne cor nostrum ardens erat in nobis, dum loqueretur in via?". Sotto l'azione di questo fuoco divino, sentiamo allora slanci quasi irresistibili verso il bene e una volontà guardinga ma ferma di far tutto, di tutto soffrire per Dio e di non rifiutargli nulla.

2) È chiaro che una cosiffatta unione è veramente trasformatrice. 1° A poco a poco i nostri pensieri, le nostre idee, le nostre convinzioni, i nostri giudizi si modificano: invece di giudicare le cose secondo le massime del mondo, facciamo nostri i pensieri e i giudizi di Gesù, amorosamente abbracciamo le massime evangeliche, e costantemente ci domandiamo: Che farebbe Gesù se fosse al mio posto? 2° Lo stesso è dei nostri desideri e dei nostri voleri; persuasi che il mondo e il nostro io hanno torto, che solo Gesù, Sapienza eterna, è nella verità, non desideriamo più che ciò che desidera lui, la gloria di Dio, la salvezza nostra e quella dei nostri fratelli; non vogliamo che ciò che vuol lui "non mea voluntas, sed tua fiat"; e anche quando questa volontà è dura per noi, l'accettiamo di gran cuore, sicuri che non mira se non al bene spirituale nostro e a quello del prossimo.

3° Il nostro cuore si libera egli pure a poco a poco del suo egoismo più o meno cosciente, delle sue affezioni naturali e sensibili, per amare ardentemente, generosamente, appassionatamente Dio e le anime guardate in Dio: non amiamo più le consolazioni divine, per quanto dolci elle siano, ma Dio stesso; non si mira più al piacere di trovarsi con quelli che si amano, ma al bene che si può lor fare. Viviamo quindi una vita più intensa e sopra tutto più soprannaturale e più divina che pel passato; non è più l'io, l'uomo vecchio che vive, pensa ed opera: è Gesù stesso, è il suo spirito che vive in noi e vivifica il nostro: "Vivo autem jam non ego, vivit vero in me Christus".

c) Questa unione spirituale si prolunga quanto vogliamo, affermando Gesù stesso: "Qui manducat meam carnem et bibit meum sanguinem, in me manet et ego in eo". Quanto a lui altro non brama che di restare eternamente in noi; da noi quindi dipende con la sua grazia, di restargli costantemente uniti.

Ma in che modo si perpetua quest'unione?

Alcuni autori pensarono, col P. Schram, che l'anima di Gesù si raccolga, a così dire, nel centro dell'anima nostra, per stabilmente rimanervi. -- Sarebbe questo un miracolo assolutamente straordinario, perchè l'anima di Gesù resta costantemente unita al suo corpo e il suo corpo sparisce con le specie sacramentali. Non possiamo quindi ammettere quest'opinione, perchè Dio non moltiplica i miracoli di tal genere senza necessità.

Ma se la sua anima umana si ritira da noi nello stesso tempo che il suo corpo, la sua divinità resta in noi finchè siamo in stato di grazia. Anzi, la sua santa umanità, unita alla sua divinità, conserva con l'anima nostra un'unione speciale. Il che può teologicamente spiegarsi nel modo seguente. Lo Spirito di Gesù o, in altri termini, lo Spirito Santo che vive nell'anima umana di Gesù, resta in noi in virtù dell'affinità speciale contratta nella comunione sacramentale con Gesù e vi opera delle disposizioni interne simili a quelle di Nostro Signore; a richiesta di Gesù, che prega continuamente per noi, ci largisce grazie attuali più copiose e più efficaci, ci preserva con cura speciale dalle tentazioni, produce in noi privilegiate impressioni, dirige l'anima nostra e le sue facoltà, ci parla al cuore, fortifica la nostra volontà, rinfiamma il nostro amore, e ci continua così nell'anima gli effetti della comunione sacramentale. Ma per godere di questi privilegi, è chiaro che bisogna vivere nel raccoglimento interiore, ascoltare attentamente la voce di Dio, ed essere pronti ad eseguirne i minimi desideri. A questo modo la comunione sacramentale si perfeziona con la comunione spirituale che ne perpetua i santi effetti.

d) Questa comunione trae seco un'unione speciale con le tre persone divine della SS. Trinità; perchè, in virtù della circumincessione (che è l'abitazione delle divine persone l'una nell'altra), il Verbo non viene solo nell'anima nostra; ci viene col Padre che continuamente lo genera nel suo seno, ci viene con lo Spirito Santo che continuamente procede dal mutuo amplesso del Padre e del Figlio: "Chi ama me, anche il Padre mio amerà lui, e verremo a lui e in lui faremo dimora". È vero che le tre divine persone sono già in noi per la grazia, ma, nel momento della comunione, vi sono per un titolo speciale: essendo noi fisicamente uniti al Verbo Incarnato, in lui e per lui esse sono unite a noi e ci amano come un prolungamento del Verbo Incarnato di cui siamo le membra. Portando Gesù nel nostro cuore, vi portiamo pure il Padre e lo Spirito Santo; la comunione è quindi un anticipato paradiso e, se avessimo viva fede, proveremmo a verità di quella parola dell'Imitazione, che essere con Gesù è il paradiso in terra: "Esse cum Jesu dulcis paradisus".



(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928)

Per sconfiggere il modernismo abbiamo bisogno di numerosi e santi sacerdoti fedeli alla Tradizione

Tempo fa mi ha scritto un ragazzo attratto dal sacerdozio cattolico.


Caro D., 
               è veramente una gioia leggere ogni giorno i tuoi blog, specialmente quello sulla spiritualità. Devo dirti che apprezzo moltissimo le tue proposte di collaborazione a varie lettrici (mi sembra che siano solo lettrici!), poiché ritrovo in loro vari aspetti comuni alla mia esperienza. Non conosco le persone che leggono i tuoi blog, ma credo che tutti rimangano edificati, sei sempre caritatevole, fraterno e umile […]. Dicevo non conosco i tuoi lettori ma è come se li conoscessi, grazie alla "Messa in latino" è come se fossimo tutti fratelli […].

Il mio direttore spirituale mi ha "obbligato" il mese scorso a leggere "Teologia della perfezione cristiana" del p. domenicano Antonio Royo Marin, e mi è rimasta una "sete spirituale", non so come chiamarla […]. Ho capito certamente alcune cose [...] secondo me non ho la vocazione matrimoniale, perché non penso mai a sposarmi, non mi ci vedo, e poi stimo troppo il matrimonio, come San Paolo […]. E poi mi capita spesso (non so se capisci), quando servo la Messa, di restare letteralmente a bocca aperta alla Consacrazione, e di voler essere al posto del sacerdote, pur sapendo benissimo che cosa dice sottovoce. Non so che cosa veda Dio in me, ma so che desidero fare la Sua volontà. […] Ancora di più stimo il sacerdozio, ma non mi sento degno di un regalo così grande, da tanto che sono misero […].

Mi propongo di ricordarmi di te e dei lettori del blog quando assisterò alla Messa. Pregherò per te, per i tuoi progetti, per tutto ciò che fai e in particolare per quella signora che ha avuto quelle visioni di te insieme a lei, perché si compia la volontà di Dio.

Tuo fratello in Cristo, 
(lettera firmata)



Carissimo in Cristo,
                                     sono contento che ti piaccia molto il mio blog “Cordialiter”. All'inizio (nel 2008) era principalmente un "notiziario" sul mondo della Tradizione, ma col tempo ho capito che era importante dare ampio spazio a scritti ascetici, infatti sono convinto che il modernismo vada combattuto principalmente col rilancio della vita devota. Infatti quella che stiamo combattendo è una battaglia spirituale, quindi solo usando le armi della fede (preghiera, penitenza, buon esempio, ecc.) possiamo riuscire a prevalere. Se noi cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa praticassimo in maniera eroica le virtù cristiane e vivessimo un'intensa vita spirituale, otterremmo molte più grazie da Dio, le conversioni si moltiplicherebbero in maniera esponenziale, i buoni seminari e monasteri si propagherebbero dappertutto, ecc. L'apologetica da sola non basta a debellare la piaga del modernismo, è necessario curare la vita interiore e impegnarsi a vivere il cristianesimo in maniera coerente e fervorosa.

Non mi avvalgo della collaborazione solo delle “lettrici”, ma anche dei “lettori”. Ad esempio tempo fa ho pubblicato l’intervista a un ragazzo italiano che lavorava a Londra, facendogli domande sulla situazione del “movimento tradizionale” in Inghilterra (l’intervista venne riportata anche da qualche altro sito della nostra “area”). Adesso lavora in Irlanda e vorrei fargli altre domande, ma tra poco si sposerà e non voglio disturbarlo. Ho pubblicato anche un’intervista a un lettore che vive in Francia e frequenta una parrocchia personale legata alla liturgia tradizionale. Poi ci sono altri lettori a cui ho inviato delle domande per un’intervista, ma non mi hanno ancora inviato le risposte.

Inoltre devo dirti che se escludiamo le e-mail in cui mi si chiede di pubblicizzare sul blog eventi riguardanti la Messa tradizionale, il resto delle lettere che ricevo mi vengono scritte in prevalenza (80 - 90%) da donne. E mentre le e-mail che ricevo da parte di uomini sono spesso mere richieste di informazioni oppure lamentele per la drammatica situazione ecclesiale causata dai miliziani modernisti, invece le lettere delle lettrici sono più di tenore ascetico. Ho notato infatti che le donne che seguono i miei blog (non solo le lettrici nubili e le suore, ma anche quelle sposate) sono particolarmente interessate alla vita devota e desiderano vivere il cristianesimo in maniera profonda, praticando un’intensa vita spirituale. Ecco perché le lettere che pubblico sul blog sono principalmente quelle che mi scrivono le lettrici. Ciò che a me interessa è il contenuto delle e-mail, se poi sono state scritte da uomini o da donne è secondario.

Mi fa piacere sapere che il tuo direttore spirituale ti abbia raccomandato di leggere “Teologia della perfezione cristiana” di Padre Antonio Royo Marin. Si tratta di uno dei manuali di ascetica più apprezzati (le prime edizioni vennero pubblicate ai tempi del grande Papa Pio XII).

Per quanto riguarda lo stato di vita da eleggere, si tratta di una scelta di fondamentale importanza. Supplichiamo lo Spirito Santo di farti comprendere quel che desidera che tu faccia. Io non so qual è la volontà di Dio su di te, tuttavia constato con gioia che tra coloro che frequentano la Messa tridentina c’è un alto tasso di ragazzi che stanno riflettendo sulla vocazione sacerdotale.

Ti incoraggio e perseverare nel discernimento vocazionale e ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Non chiamate divertimento una giornata che lascia rimorsi nel cuore.


(Don Bosco)

mercoledì 13 dicembre 2017

Dell'amore di Dio nel nascere bambino

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.


Poteva il Figlio di Dio nel farsi uomo per nostro amore, comparire al mondo in età di uomo perfetto, come comparve Adamo, quando fu creato; ma poiché i bambini sogliono maggiormente tirarsi l'amore di chi li guarda, perciò voll'egli comparire in terra da bambino, e da bambino il più povero ed abbietto, che mai tra i bambini sia nato. Scrisse S. Pier Grisologo: "Così volle nascere il nostro Dio, perché così voll'essere amato". Avendo già predetto il profeta Isaia che il Figlio di Dio doveva nascere bambino, e così darsi tutto a noi per l'amore che ci portava: "Parvulus natus est nobis, Filius datus est nobis" (Isa. 9. 6).

Ah Gesù mio, mio sommo e vero Dio, e chi mai dal cielo v'ha tirato a nascere in una grotta, se non l'amore che portate agli uomini? Chi dal seno del Padre v'ha indotto a collocarvi in una mangiatoia? Chi dal regnare sopra le stelle vi ha posto a giacere sopra la paglia? Chi da mezzo ai cori degli Angeli vi ha ridotto a starvene tra due animali? Voi infiammate di santo fuoco i Serafini, ed ora tremate di freddo in questa stalla? Voi date il moto ai cieli ed al sole ed ora per muovervi avete bisogno di chi vi prende in braccio? Voi provvedete di cibi gli uomini e le bestie, ed ora avete bisogno di un poco di latte per sostentarvi la vita? Voi siete l'allegrezza del cielo, ed ora come vi sento piangere e vagire? "Quis hoc fecit? fecit amor", dice S. Bernardo, l'ha fatto l'amore che voi portate agli uomini.

Affetti e preghiere

Ah mio caro bambino, ditemi che siete venuto a fare in questa terra? Ditemi chi andate cercando? Ah già v'intendo, voi siete venuto a morire per me, per liberarmi dall'inferno. Siete venuto a cercare me pecorella perduta, acciocché io non fugga più da voi e vi ami. Ah Gesù mio, mio tesoro, mia vita, mio amore, mio tutto, e se non amo voi, chi voglio amare? Dove posso trovarmi un padre, un amico, uno sposo più amabile di voi, e che più di voi mi ha voluto bene? Vi amo, caro mio Dio, vi amo unico mio bene. Mi dispiace d'esser stato tanti anni al mondo, e non avervi amato, anzi d'avervi offeso e disprezzato. Perdonatemi, amato mio Redentore, che io mi pento di avervi così trattato, me ne dispiace con tutta l'anima mia. Perdonatemi e datemi la grazia che io da voi non mi separi, e vi ami sempre per la vita che mi resta. Amor mio, a voi tutto mi dono; accettatemi e non mi rifiutate, come io meriterei.

Maria, voi siete l'avvocata mia, voi colle vostre preghiere ottenete quanto desiderate da questo Figlio; pregatelo che mi perdoni e mi dia la santa perseveranza sino alla morte.




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Pensiero del giorno

Puoi sperare di farti santo, se in simil modo persevererai a considerare quel che il tuo Redentore ha fatto e patito per te. Pregalo sempre che ti doni il suo amore. E quest'amore ancora domanda sempre alla tua Signora Maria che si chiama la Madre del bell'amore. E quando chiederai loro questo gran dono, ti prego di chiederlo anche per me che ho desiderato vederti santo con questa mia piccola fatica. Ed io ti prometto di fare lo stesso per te, acciocché poi un giorno in paradiso possiamo abbracciarci in santa carità e riconoscerci per amanti di questo amabilissimo Signore, fatti ivi compagni eterni, ed eletti ad amare da faccia a faccia per sempre il nostro Salvatore ed amore Gesù.

(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

martedì 12 dicembre 2017

Vivere l’Avvento nel raccoglimento interiore

Pubblico una lettera di Maristella, pseudonimo di una signora milanese che collabora col blog.


Caro fratello in Cristo,
come stai? Io sto bene, ringraziando Dio.

Con il Suo aiuto cerco di procedere nel mio cammino di fede. Sono stata invitata a vivere più profondamente la dimensione del silenzio. Cerco di evitare le conversazioni che trovo inutili, i pettegolezzi, le maldicenze. Preferisco restare tranquilla, in silenzio. Apprezzo molto invece i dialoghi che aiutano ad elevare l'animo; o quelli semplici in cui si condividono i problemi della vita, le piccole cose che capitano nella giornata, le riflessioni... non so se sono riuscita a spiegarmi.

Per esempio io ho ricevuto la grazia di leggere un giorno alcune parole di San Francesco di Sales. Invitava, senza mezzi termini, a parlare bene delle persone o a non parlarne affatto. Aiuta molto a vivere bene le relazioni con le persone. Ovviamente io non sempre ci riesco. Però posso contare su immensi aiuti: la Confessione per chiedere perdono, la preghiera e soprattutto l'Eucaristia per chiedere e ottenere la forza che io da sola non avrei mai.

Un'altra grazia che ricevo è  quella di pensare spesso alla morte, ai Novissimi. Non con paura; da anni la morte è un'amica che cammina a fianco a me. Un giorno mi prenderà per mano e mi accompagnerà da Gesù. Danzando, come nei dipinti medioevali che io amo tanto. Io devo tenermi pronta, come le vergini sagge, con la lampada accesa, pronta ad andare incontro allo Sposo celeste!
Così al mattino saluto Dio con gioia perché non so se arriverò alla sera e prima di dormire Lo saluto ancora non sapendo se passerò la notte.

Ti auguro un fruttuoso cammino di Avvento, incontro al Dio che era, che è e che viene, senza stancarsi a chiamare noi poveri peccatori!

Nei Cuori Immacolati,

Maristella 


Cara sorella in Cristo,
                                   innanzitutto desidero ringraziarti pubblicamente per tutto ciò che hai fatto per me da quando nell'estate del 2015 mi hai scritto per la prima volta. Oltre ad essere una generosa finanziatrice del blog, hai anche dedicato tantissimo tempo per scrivere post che riscuotono interesse tra i lettori. So bene che quando torni a casa dal lavoro sei stanca e devi pure occuparti della tua famiglia e della gestione della casa, tuttavia riesci a trovare qualche ritaglio di tempo per scrivere per il blog. Più che come un amico, mi tratti come un… “fratellino” (come mi chiami a volte). :-) In questa società egoista e spietata in cui viviamo è divenuto davvero raro trovare in giro persone dal cuore grande e ricco di carità fraterna come il tuo. Devo essere molto grato al Signore per avermi donato una “sorella adottiva” come te che in questa valle di lacrime mi è di conforto nel difficile cammino verso la Patria Celeste.

I mondani preferiscono non pensare mai alla morte, poiché per loro rappresenta la fine degli spassi a cui hanno attaccato il cuore. Ma lo Spirito Santo nella Sacra Scrittura ci esorta a meditare spesso sui novissimi (morte, giudizio, inferno, paradiso), per non peccare in eterno: “In omnibus operibus tuis memorare novissima tua, et in aeternum non peccabis”. I santi (penso ad esempio a Santa Teresa d’Avila e a Sant’Alfonso Maria de Liguori) non vedevano l’ora di morire per poter finalmente unirsi a Cristo, lo sposo delle anime nostre (Sant’Antonio di Padova disse che tutte le anime sono spose di Cristo: “Omnes animae sponsae sunt Christi”).

Per quanto riguarda l’Avvento, stai facendo bene ad impegnarti a viverlo nel raccoglimento. Il silenzio aiuta a raccogliersi interiormente e ad elevare il cuore a Dio, fine ultimo della nostra esistenza. Purtroppo, spesso, le conversazioni con le persone mondane finiscono nel pettegolezzo, nelle mormorazioni, o in altri discorsi poco edificanti. Tuttavia, poiché ho notato che tra i lettori del blog ci sono persone che soffrono di scrupoli (cioè che credono di peccare in cose che in realtà non sono peccaminose), ci tengo a chiarire che è lecito parlare male del prossimo se lo si fa per un buon fine. Ad esempio lo stesso San Francesco di Sales incoraggiava Filotea, sua figlia spirituale, a parlare male dei nemici della Chiesa, onde evitare che altre persone potessero essere abbindolate dalla loro propaganda (diceva che in questo caso gridare “Al lupo!” è un atto di carità). Quindi parlar male dei modernisti, dei comunisti, dei massoni e di altri nemici della Chiesa non è peccato, se lo si fa con retta intenzione, senza essere mossi dall'odio. Anche i tradizionali manuali di Teologia Morale dicono che è lecito, se lo si fa per il bene proprio o del prossimo, raccontare in giro i misfatti compiuti da altra gente. Ti faccio qualche esempio. Se tu sai che un certo promotore finanziario truffa i suoi clienti, e poi vieni a sapere che una tua amica che è all'oscuro dei suoi imbrogli, vuole affidargli i propri risparmi, puoi dirle tranquillamente che ha truffato altre persone, onde evitare che anche lei venga truffata. Oppure supponiamo che un tuo amico voglia portare suo figlio a fare lezioni private presso un professore ateo che tu sai che insegna agli alunni cose immorali (ad esempio critica la Dottrina Cattolica), puoi tranquillamente dirgli ciò che sai al riguardo, onde evitare che il bambino possa andare a lezione da quell'insegnante e subire, più o meno subdolamente, la propaganda di quell'uomo “senza Dio”. Quindi, se una persona parla male del prossimo, non per odio o per vendetta, ma per una buona causa, non pecca né gravemente né venialmente. Anche Sant'Alfonso Maria de Liguori, uno dei più grandi moralisti della storia della Chiesa, nei suoi libri criticava pubblicamente le malefatte di certi personaggi. Ovviamente lo faceva in modo cristiano, cioè per giovare al prossimo, non per il gusto di parlar male di altra gente. 

Rinnovandoti la mia stima e la mia gratitudine per tutto ciò che hai fatto per me in questi anni, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Purtroppo il mondo si è così paganizzato che un po' del suo influsso materialistico si è infiltrato anche nelle coscienze cristiane.


[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961]

lunedì 11 dicembre 2017

L'abito ecclesiastico: sua finalità e sua importanza

Ripubblico la sintesi di un interessante articolo di Daniele Di Sorco.


1. Il monaco senza abito.

Si dice che l'abito non fa il monaco, il che è vero, nel senso che non basta mettersi qualcosa addosso per cambiare vita o distinguersi esteriormente dal mondo per operare la propria conversione interiore. D'altra parte, è vero anche il contrario: abbandonare l'abito religioso o deformarlo a mero "segno di riconoscimento" (come il tesserino appuntato sul petto dagli addetti di qualche azienda) può significare due sole cose, entrambe negative: o la vergogna per un modo di essere che si cerca di nascondere ogni qual volta faccia comodo; o l'idea secondo cui tra i consacrati e i laici non vi sia alcuna differenza se non sul piano puramente accidentale. In ultima analisi, è un indebolimento della fede, occultata o deformata, che provoca l'abbandono, se non addirittura il disprezzo, della veste sacra.

Non è mia intenzione, qui, analizzare minutamente le molteplici ragioni che giustificano l'uso, da parte dei consacrati, di un abito diverso dalle altre persone. Tuttavia, poiché oggi anche il semplice buon senso sembra vacillare, bisognerà per lo meno spendere una parola contro le obiezioni più frequenti.


2. Chiarezza, non finzione.

La prima è quella secondo cui il consacrato, vestendosi come chiunque, sarebbe più vicino alla gente, più capace di mettersi in relazione con loro. Ora, la chiarezza dei ruoli sta alla base del funzionamento di un rapporto. Nessuno, credo, per corteggiare una ragazza si vestirebbe da donna; e sarebbe ridicolo che il capo di un'azienda, per avere migliori relazioni coi propri operai, andasse a visitarli in tuta da lavoro. Anzi, nell'uno e nell'altro caso l'interlocutore si sentirebbe preso in giro dal tentativo di impostare il rapporto su un mezzo inganno. E reagirebbe o allontanando il dissimulatore oppure trattandolo con sufficienza, perché chi si vergogna di un modo di essere perfettamente legittimo non ha alcun diritto ad essere preso sul serio. Con questo cade la prima obiezione all'abito religioso: chi non lo porta per avvicinarsi alla gente, si rende, sia pure involontariamente, artefice di un inganno. Il consacrato deve avvicinare la gente come consacrato, non come finto laico.


3. Il falso spiritualismo si traduce in vero materialismo.

L'altra frequente obiezione viene formulata più o meno in questo modo: uno stato interiore e spirituale non ha bisogno di essere manifestato con segni esteriori e materiali. Distinguo: uno stato interiore e spirituale privato, che non ha riflessi visibili sulla propria condizione pubblica, non ha effettivamente bisogno di essere denotato esteriormente. Non si chiederà ad un laico che si è confessato e ha fatto la Comunione di appendersi una nastrino al collo per far sapere a tutti la grazia che ha ricevuto. Anzi, vantarsi dei propri meriti, ancorché spirituali, significa alienarsi, come dice il Vangelo, la ricompensa che essi avrebbero meritato nell'altra vita. Invece uno stato interiore e spirituale pubblico, che cioè muta la condizione pubblica di una persona, modificandone il suo status, non solo può, ma deve essere manifestato con segni visibili. Ora, il conferimento dei sacri ordini è pubblico, come pubblico è l'ingresso in un istituto religioso mediante la solenne professione dei voti. È necessario, quindi, che il consacrato porti esteriormente un segno di questa sua condizione, che lo distingue dagli altri fedeli e che, essendo pubblica, dev'essere pubblicamente manifestata. Certo, la sana filosofia ci insegna a subordinare il materiale allo spirituale. Sappiamo perfettamente che il segno esteriore ha senso nella misura in cui riflette uno stato interiore. Attribuire soverchia importanza al segno, a scapito della realtà che esso significa, vuol dire confondere il mezzo col fine, l'accidentale con l'essenziale. Ma nell'uomo, fatto di anima e di corpo, anche la parte materiale ha la sua importanza. È l'istituzione stessa dei Sacramenti a dimostrarcelo. Per veicolarci le sue grazie ex opere operato, nostro Signore avrebbe potuto scegliere qualunque mezzo, anche puramente spirituale. Invece ha deciso di legarle ad un segno tangibile, un segno che, pur essendo in se stesso materiale, produce infallibilmente una grazia spirituale. Perché questa scelta? Per la consapevolezza che l'uomo, non essendo un puro spirito (come gli Angeli), ha bisogno di segni sensibili per accedere più facilmente alle realtà insensibili (cioè non percepibili attraverso i sensi). Ho parlato dell'istituzione dei Sacramenti. Ma avrei potuto menzionare anche l'Incarnazione. Dio poteva redimerci in diversi modi. Se ha scelto di farlo assumendo l'umana natura, è per lo scopo delineato dal prefazio di Natale: "affinché, conoscendo Dio visibilmente, siamo rapiti alla contemplazione delle realtà invisibili".

Bisogna quindi tenersi egualmente lontani da due opposti eccessi: da un lato, quello del materialismo, che ordina l'inferiore (le realtà corporee) al superiore (le realtà spirituali), comportando il dileguo di queste ultime; e dall'altro quello, non meno deleterio, dello spiritualismo, che, pur riconoscendo la ragionevole supremazia delle realtà spirituali, finisce per misconoscere l'importanza di quelle materiali.

[...] Nei bui momenti di sconforto, di scoraggiamento, di tentazione, quando la volontà interiore è meno propensa a ricordarsi degli impegni assunti e delle scelte fatte, è spesso un segno esteriore che ci richiama alla realtà e ci salva. [...] Di qui la necessità di usare la veste sacra come memento al consacrato del suo modo di essere. In questo stessa senso va inquadrata la prassi di portare la tonsura o chierica nei capelli, la quale peraltro, a differenza della veste, non poteva essere neppure deposta. L'abito non fa il monaco, ma aiuta ad esserlo.

[...] Concludo con un tentativo di sintesi. L'abito religioso è il segno esteriore di una realtà interiore. Esso non è coessenziale a questa realtà, nel senso che non è indispensabile affinché questa esista (l'abito non fa il monaco), ma ne è la legittima espressione, conformemente alla natura dell'uomo, che essendo composto di anima e di corpo ha bisogno di servirsi delle cose visibili per cogliere meglio quelle invisibili (l'abito aiuta ad essere monaco). Spogliarsi del segno esteriore non implica la cessazione della realtà interiore; ma è visto dagli altri o come un suo svilimento (vergogna per ciò che si è) o come un tentativo di inganno (fingersi ciò che non si è). Quindi non è in alcun modo funzionale alle relazioni col prossimo, che, al contrario, hanno come presupposto la chiarezza, anche esteriore, dei ruoli. Queste considerazioni, se valgono per il prossimo, valgono a maggior ragione per il consacrato stesso, il quale, per primo, ha bisogno di un segno che gli ricordi sempre, anche quando sarebbe più propenso a scordarlo, la propria condizione. In quanto simbolo (realtà materiale che allude ad una realtà spirituale), la veste sacra deve avere una corrispondenza analogica con ciò che significa: in altre parole, deve in qualche modo rimandare, nel colore e nella forma, alle caratteristiche dello stato di vita che è chiamata a rappresentare. I segni di riconoscimento convenzionali (crocette, colletti, tau), come pure gli abiti stilizzati e imbruttiti che hanno rimpiazzato le dignitose vesti tradizionali, non soddisfano questo requisito, quindi sono da scartare. Essi denotano, tutt'al più, una funzione (come quella di un impiegato che porti un cartellino di riconoscimento), ma non un modo di essere: non sono sufficienti a fare della veste religiosa quel "segno escatologico" di cui parlano gli autori di spiritualità. Anzi, a causa della loro bruttezza ed ordinarietà, finiscono per svilire, a livello psicologico, anche la realtà che significano.

L'esperienza dimostra quanto abbiamo tentato di spiegare a parole. Nel corso della storia, l'abbandono della veste sacra è sempre coinciso con periodi di forte decadenza spirituale. Ad avere in uggia la forma tradizionale dell'abito sacro erano, per esempio, i chierici frivoli e libertini del XVIII secolo. Quanto al clero moderno, l'ostentata noncuranza nei confronti dei segni esteriori fa riscontro ad una mondanizzazione e ad una crisi d'identità (disciplinare e dottrinale) senza precedenti.

Del resto, la decadenza della religiosità esteriore è, ad un tempo, causa ed effetto della decadenza della religiosità interiore, poiché la mente umana è fatta in modo tale da conoscere invisibilia per visibilia. Trascurando il segno visibile, si finisce a poco a poco per perdere il contatto con la realtà invisibile da esso rappresentata. Parallelamente, chi non è più in grado di cogliere adeguatamente le cose spirituali non avverte più il bisogno di esprimerle in forma materiale. Si tratta di un circolo vizioso (abyssus clamat abyssum), dal quale è possibile uscire solo col recupero dei sani concetti della filosofia e della teologia tradizionali e col ritorno alla secolare prassi della Chiesa cattolica.

Pensiero del giorno

Che cosa vuole Dio, se non il nostro bene? Possiamo forse trovare uno che ci voglia bene più di Lui? Egli non solo vuole che nessuno si perda, ma che tutti si salvino e si facciano santi.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

domenica 10 dicembre 2017

Disposizioni per trar profitto dalla comunione

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Avendo l'Eucaristia per fine d'unirci a Gesù e a Dio in modo intimo, trasformante e permanente, tutto ciò che fomenterà quest'unione, nella preparazione o nel ringraziamento, ne intensificherà i lieti effetti.

a) La preparazione sarà quindi una specie d'unione anticipata a Nostro Signore. Si suppone che l'anima sia già unita a Dio con la grazia santificante, altrimenti la comunione sarebbe un sacrilegio. Ciò posto, la preparazione abbraccerà almeno queste tre cose:

1) Anzitutto l'adempimento più perfetto di tutti i doveri del nostro stato in unione con Gesù e per piacere a Lui. Non è forse questo infatti il mezzo migliore per attirare in noi Colui la cui vita si compendia nell'ubbidienza filiale al Padre a fine di piacergli? "Quæ placita sunt ei facio semper" [...].

2) Una sincera umiltà, fondata da un lato sulla grandezza e sulla santità di Nostro Signore e dall'altro sulla nostra bassezza e indegnità: "Domine, non sum dignus..." Questa disposizione fa, per così dire, il vuoto nell'anima nostra, sgombrandola dall'egoismo, dall'orgoglio, dalla presunzione; ora è proprio nel vuoto di sè che si opera l'unione con Dio; quanto più ci vuotiamo di noi stessi, tanto meglio prepariamo l'anima a lasciarsi prendere e possedere da Dio.

3) A questa umiltà terrà dietro un desiderio ardente d'unirsi al Dio dell'Eucaristia: sentendo vivamente la nostra impotenza e la nostra povertà, sospireremo a Colui che solo può fortificare la nostra debolezza, arricchirci dei suoi tesori e riempire il vuoto del nostro cuore. Or questo desiderio, dilatandoci l'anima, la spalancherà a Colui che desidera dare tutto se stesso a noi: "Desiderio desideravi hoc pascha manducare vobiscum".

b) Il migliore ringraziamento sarà quello che prolungherà la nostra unione con Gesù.

1) Principierà dunque con un atto di silenziosa adorazione, d'annientamento, e di intiera donazione di noi stessi a Colui che, essendo Dio, si dà interamente a noi: "Adoro te devote, latens deitas... Tibi se cor meum totum subjicit". In unione con Maria, la più perfetta adoratrice di Gesù, ci annienteremo davanti alla Maestà divina, per benedirla, lodarla, ringraziarla, prima il Verbo Incarnato e poi, con Lui e per Lui, la SS. Trinità. "Magnificat anima mea Dominum... fecit mihi magna qui potens est, et sanctum nomen ejus". Nulla fa meglio penetrar Gesù nel più intimo dell'anima nostra quanto quest'atto di annientamento di noi stessi; povere creature, è questo per noi il modo di darci a Colui che è tutto. Gli daremo tutto ciò che v'è di buono in noi, e sarà una restituzione perchè tutto viene da lui e non cessa d'appartenergli; offriremo pure le nostre miserie, perchè le consumi nel fuoco dell'amor suo e vi sostituisca le sue così perfette disposizioni. Quale mirabile cambio!

2) Vengono allora i dolci colloqui tra l'anima e l'ospite divino: "Loquere, Domine, quia audit servus tuus... Da mihi intellectum ut sciam testimonia tua. Inclina cor meum in verba oris tui" ... Si ascolta attentamente il Maestro, l'Amico; gli si parla rispettosamente, semplicemente, affettuosamente. Si apre l'anima alle comunicazioni divine; perchè è questo il momento in cui Gesù fa passare in noi le sue disposizioni interiori e le sue virtù; bisogna non solo riceverle ma attirarle, assaporarle, assimilarsele: "Os meum aperui et attraxi spiritum". Onde poi questi colloqui non degenerino in abitudine, è bene variare, se non ogni giorno almeno ogni tanto, l'argomento della conversazione, prendendo ora una virtù ora un'altra, meditando adagino qualche parola del Vangelo, e supplicando Nostro Signore di volercela far ben capire, gustare e praticare.

3) Non dimentichiamo di ringraziarlo dei lumi che si degna, per grazia sua, di comunicarci, dei pii affetti, come pure delle oscurità e delle aridità in cui ci lascia ogni tanto; cogliamo anzi l'occasione da quest'ultime per umiliarci, per riconoscerci indegni dei divini favori, e per aderire più frequentemente con la volontà a Colui che, anche nelle aridità, non cessa di far passare in noi, in modo segreto e misterioso, la sua vita e le sue virtù. Supplichiamolo di prolungare in noi la sua azione e la sua vita: "O Jesu, vivens in Mariâ, veni et vive in famulis tuis"; di ricevere, per trasformarlo, quel poco di bene che è in noi: "Sume, Domine, et suscipe omnem meam libertam...".

4) Offriamoci pronti a fare i sacrifici necessari per riformare e trasformare la nostra vita, specialmente su quel tal punto particolare; consapevoli della nostra debolezza, chiediamo istantemente la grazia di compiere questi sacrifizi. È questo un punto capitale, dovendo ogni comunione esser fatta allo scopo di progredire in una speciale virtù.

5) È questo pure il momento di pregare per tutte le persone che ci sono care, per tutti i grandi interessi della Chiesa, secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, per i Vescovi, i sacerdoti. Non temiamo di rendere la nostra preghiera universale quanto più è possibile: è questo in sostanza il miglior mezzo d'essere esauditi.

Infine si termina chiedendo a Nostro Signore, con una formola o con un'altra, la grazia di restare in lui come egli resta in noi e di fare tutte e ciascuna delle nostre azioni in unione con lui, in spirito di ringraziamento. Si affida a Maria quel Gesù da lei così ben custodito, perchè ci aiuti a farlo crescere nel nostro cuore; e così, riconfortati dalla preghiera, si passa al lavoro.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Circa la carità, mi studierò di rendermi veramente segnalato nel pratico esercizio di essa coll'essere sempre affabile, dolce, urbano, delicato, pieno di cortesia e di delicatezza con tutti e nelle singole circostanze. 


(Proposito fatto durante gli esercizi spirituali del 1939 da Padre Felice Maria Cappello S. J. - 1879-1962)

sabato 9 dicembre 2017

I tradizionalisti sanno dormire anche per terra!

Mi entusiasma osservare lo spirito combattivo dei militanti del movimento tradizionale. È davvero edificante vedere con quanta dedizione e ardimento molti fedeli legati alla Tradizione Cattolica cercano di propagare il patrimonio liturgico e dottrinale della "Chiesa di sempre", minacciato da coloro che hanno il prurito delle novità. Ormai il movimento tradizionale dilaga dappertutto. Una studentessa liceale mi ha raccontato di essersi convertita dopo aver conosciuto un seminarista "tradizionale". Dopodiché lei stessa ha cominciato a fare propaganda tradizionale tra i suoi amici dell'Azione Cattolica, riuscendo a convincerne parecchi. Il militante della Tradizione non riesce a starsene con le mani in mano mentre i neomodernisti demoliscono la nostra Religione, egli cerca di fare "proseliti" ovunque è possibile, sente irrefrenabile dentro di sé il desiderio di combattere con ogni mezzo lecito pur di strappare anime dalle grinfie letali del modernismo filo-massonico.

"Fate fondere le nostre brande; il soldato italiano sa dormire per terra", recitava un manifesto propagandistico in tempo di guerra. Anche la vita del cristiano è una continua guerra contro i nemici dell'anima. Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1). Questi son tempi di guerra, guerra spirituale ma pur sempre guerra, pertanto sono necessari un forte spirito di sacrificio, un combattivo spirito apostolico e il disprezzo della vita comoda.

Gli adepti del modernismo hanno un'età media molto elevata (secondo me si aggira sui 70 anni), dunque non possono nemmeno tentare un colpo di coda, altrimenti rischierebbero di ritrovarsi a gambe all'aria. Ormai è solo una questione di tempo, vedrete che si estingueranno come i mammut. Le loro truppe son sempre più assottigliate e acciaccate, le nostre sono nel pieno vigore delle forze e sono determinate a tutto pur di vincere. La vegliarda e decrepita eresia modernista presto soccomberà sotto le energiche sferzate di un giovane padrone: la Tradizione Cattolica.

Pensiero del giorno

Tutti i santi sono stati innamorati di Gesù Cristo e della sua Passione, e per questo unico mezzo si son fatti santi.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

venerdì 8 dicembre 2017

Mater purissima

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori (1696 - 1787).


"Sancta Maria ora pro nobis". Giacché nelle Litanie della Madonna c'istruisce la Chiesa a replicar tante volte la domanda ch'ella preghi per noi, "ora pro nobis", giova che prima di meditare i titoli, con cui s'invoca la santa Vergine, consideriamo quanto vagliano appresso Dio le preghiere di Maria.

Beata quella persona, per cui prega Maria! Gode Gesù d'esser pregato da questa Madre così amata, per accordarle tutto ciò che gli cerca. Un giorno intese S. Brigida che Gesù, parlando con Maria, così le diceva: [...] Madre, già sai che le tue preghiere da me non possono non esser esaudite, onde cercami quel che vuoi. E poi soggiunse: [...] Giacché tu, Madre mia, stando in terra non m'hai negato niente, conviene che ora stando in cielo io niente ti neghi di quanto mi domandi. [...] Onde preghiamo sempre questa divina Madre, se vogliamo accertare la salute eterna, e diciamole con S. Andrea di Candia (o sia di Gerusalemme): "Vi supplichiamo dunque, o Vergine santa, di concederci il soccorso delle vostre preghiere appresso Dio: preghiere che sono più preziose che tutti i tesori della terra: preghiere che ci ottengono una grande abbondanza di grazie: preghiere che confondono i nemici e trionfano de' loro sforzi". 

"Sancta Maria". Il nome di Maria è nome di salute. Questo nome non venne dalla terra, ma dal cielo; onde dice S. Epifanio che non fu dato a Maria da' suoi genitori, ma le fu imposto per espresso voler divino. Quindi è che dopo il nome di Gesù il nome di Maria è superiore ad ogni nome; poiché Dio l'ha ripieno di grazia e di dolcezza, per ottenere ogni bene a chi lo nomina. [...] Nome pieno di benedizioni; dicea S. Bonaventura che il nome di Maria non può esser invocato senza profitto di chi l'invoca. Sovra tutto questo nome ha forza di abbattere le tentazioni dell'inferno.

Ah Signora mia, s'io vi avessi invocato sempre nelle mie tentazioni, non sarei mai caduto. Per l'avvenire non lascerò d'invocarvi sempre, dicendo: "Maria assistetemi, Maria soccorretemi"; e voi ottenetemi la grazia di sempre invocarvi nei pericoli dell'anima mia. 

"Sancta Dei Genitrix". Se appresso Dio molto vagliono le preghiere dei santi, quanto più valeranno le preghiere di Maria? Quelle son preghiere di servi, ma queste son preghiere di Madre. Dicea S. Antonino che la preghiera di Maria presso Gesù Cristo ha ragione di comando: "Oratio Virginis habet rationem imperii". Onde poi diceva essere impossibile che questa Madre chieda una grazia al Figlio, e il Figlio non la conceda: "Impossibile est Deiparam non exaudiri". Quindi ci esorta S. Bernardo che ogni grazia che vogliamo da Dio, la domandiamo per mezzo di Maria: "Quaeramus gratiam, et per Mariam quaeramus". Poiché ella è madre, ed è sempre esaudita. [...].

O gran Madre di Dio, pregate Gesù per me. Guardate le miserie dell'anima mia, ed abbiate di me pietà. Pregate e non lasciate mai di pregare, fin tanto che non mi vedete già salvo in paradiso. O Maria, voi siete la speranza mia, non mi abbandonate. "Sancta Dei Genitrix, ora pro nobis".

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"Mater divinae gratiae". Da S. Anselmo è chiamata Maria, "Mater omnium gratiarum" [...]. Tutte le grazie che noi riceviamo da Dio, si dispensano per mano di Maria, e si dispensano a chi vuole Maria, quando vuole e come vuole Maria. [...] Dunque, regina mia, se io vi amo, non sarò più povero, come sono. Io dopo Dio vi amo sopra ogni cosa; ottenetemi voi maggior tenerezza ed amore verso la vostra bontà. Mi dice S. Bonaventura che sarà salvo ognuno che volete voi: "Quem ipsa vis, salvus erit". Che perciò vi dirò collo stesso santo: "O salus te invocantium salva me": o salute di chi vi invoca, salvatemi dall'inferno, e prima salvatemi dal peccato, che solo può condurmi all'inferno.

"Mater purissima". Questa Madre vergine tutta candida e pura rende casti e puri tutti i suoi servi. Scrive S. Ambrogio che mentre Maria stava sulla terra colla sua presenza infondeva a chi la mirava, amore alla purità [...]. Tutte le altre vergini, dice S. Dionisio Cartusiano, sono spine o a se stesse o agli altri: ma la B. Vergine non fu spina né per sé, né per gli altri; poich'ella verso ognuno che la guardava, spirava affetti puri e santi. Scrive di più il Frigerio, scrittore della vita di S. Tommaso d'Aquino, esser detto del santo che anche le immagini di questa casta tortorella estinguono gli ardori sensuali di chi le mira con devozione. E narra il ven. Giov. Avila che molti tentati nella castità, si eran conservati puri colla divozione alla Madonna. Oh quanto specialmente è grande la virtù del nome di Maria per vincere tutte le tentazioni di questo vizio!

O Maria purissima, liberatemi da questo vizio; fate che nelle tentazioni sempre ricorra a voi con invocarvi sin tanto che la tentazione persiste.

"Mater inviolata". Maria fu quella Donna inviolata che comparve agli occhi di Dio tutta bella e senza macchia: "Tota pulchra es amica mea, et macula non est in te" (Cant. 4. 7). [...]  Dice S. Gregorio che se a placare il re offeso comparisse un suo ribelle, invece di placarlo più lo provocherebbe a sdegno. Quindi essendo destinata Maria a trattar la pace fra Dio e gli uomini, non conveniva che comparisse peccatrice e complice dello stesso delitto di Adamo, e perciò il Signore preservò Maria da ogni macchia di colpa.

Ah mia regina immacolata e candida colomba, così cara a Dio, deh non sdegnate di guardare le tante macchie e piaghe dell'anima mia; guardatemi e soccorretemi. [...] O Maria, a voi ricorro, abbiate di me pietà. "Mater inviolata, ora pro nobis".



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Pensiero del giorno


Oh quanti beati non vi sarebbero ora in Cielo, se Maria con la sua potente intercessione non ve li avesse condotti!


(Pensiero tratto da "Le glorie di Maria" di Sant'Alfonso Maria de Liguori).

giovedì 7 dicembre 2017

Oggi si parla raramente dei novissimi

Una delle innumerevoli macerie spirituali causate dalla "rivoluzione culturale" modernista è la quasi scomparsa delle prediche sui novissimi. Si sente parlare spesso di temi sociali, ma raramente del tema della salvezza eterna dell'anima, che è la cosa più importante. "Porro unum est necessarium" (Lc 10,42). Ho discusso di questo e di altri argomenti con Maristella, che ringrazio di cuore per la sua fraterna amicizia spirituale.


- Sant'Alfonso Maria de Liguori nelle sue prediche parlava spesso dei "novissimi" (morte, giudizio, inferno, paradiso). Oggi invece è raro sentirne parlare. Lo hai notato pure tu?

- Quando ero una ragazzina me ne aveva parlato una mia compagna di scuola, una suora domenicana, spiegandomi i “Novissimi” ossia le cose ultime che accadono quando la vita finisce. Quando muore qualcuno, io in famiglia, con delicatezza ne parlo, invito sempre alla preghiera per le anime dei defunti. Mi si stringe il cuore pensando che tanti non sanno queste cose, non ci pensano e io temo per la loro vita eterna. “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” (Giovanni 6,68). 

- Tempo fa mi hai confidato che desideri morire per andare in Cielo ad amare Dio per tutta l'eternità. Anche San Paolo, Santa Teresa, Sant'Alfonso e altri santi desideravano morire per andare a vivere con Cristo, senza timore di poterlo perdere col peccato mortale. Ogni persona saggia dovrebbe desiderare di poter unirsi presto alla Santissima Trinità, fine ultimo della nostra esistenza. Quando vivevi in maniera mondana pensavi al giorno della morte?

-  Quando vivevo in modo mondano vedevo un Dio lontano e indifferente e il mondo governato da un destino cieco e crudele. Così consideravo la morte una specie di liberazione da un’esistenza disperata, che io nascondevo bene sotto un aspetto allegro. Ridevo e scherzavo, ed ero mortalmente ferita. Il Signore mi ha lavata e curata: nessuno mi ama tanto quanto Lui. Ora desidero solo ricambiare, come posso, il Suo sconfinato amore. Vivendo e morendo per Lui.

- La vigilia di Pentecoste del 2016 la nostra fraterna amicizia spirituale si è ulteriormente rafforzata con un patto di mutuo soccorso: entrambi ci siamo accordati che, a Dio piacendo, il primo di noi due che morirà, se si salverà l'anima dovrà impegnarsi, dal Purgatorio o dal Paradiso, a pregare intensamente il Signore affinché anche l'altro che è rimasto in questa valle di lacrime si salvi l'anima. Sono molto contento del nostro "Patto di Pentecoste" che rafforza tra di noi i vincoli di fraterna carità. Pensi che potremmo coinvolgere anche altre persone in questa sorta di "alleanza spirituale"?

- L’alleanza spirituale tra di noi cattolici militanti è fondamentale in questi tempi torbidi e confusi. La preghiera è indispensabile nella vita di Fede; Gesù stesso ce la raccomanda "Pregate sempre, senza stancarvi mai" (Luca 18,1). Sarebbe meraviglioso estendere ad altri fratelli e sorelle questa iniziativa. Ringrazio sempre il Signore che mi dona amicizie fraterne spirituali.

- Oltre ad essere sposa e madre sei anche una lavoratrice subordinata. È molto faticoso riuscire a conciliare il tuo lavoro in ufficio coi lavori casalinghi e la cura della famiglia?

- In tutta sincerità posso dire che, da quando ho imparato a offrire tutto al Signore e alla Vergine Maria, nulla mi costa più fatica. Offro il mio quotidiano lavoro, le relazioni con i colleghi, i viaggi con gli autobus, le piccole incombenze di casa… tutti i fastidi e i sorrisi della mia semplice esistenza quotidiana. In famiglia poi posso contare sull’aiuto del marito e della figlia. Da quando cerco di vivere nella Presenza del Signore sono tranquilla e serena. “Mia forza e mio canto è il Signore” (Salmo 117). 

- Sin da ragazza hai praticato diversi sport. Il grande Papa Pio XII insegna che lo sport, oltre a temprare e fortificare i corpi, può servire ad educare l'anima e a spronarla alle battaglie dell'agone spirituale. Ti affascina questa visione spirituale dello sport?

- Ho sempre amato i passi in cui l’apostolo Paolo ci incoraggia a fare il bene usando parole che richiamano lo sport: “Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l'aria” (1 Corinzi 9, 26). Nei ritmi frenetici della nostra vita quotidiana dedicarsi a un’attività sportiva ci aiuta a mantenere la salute e l’armonia del corpo. Aiuta molto anche l’anima praticare le virtù come la pazienza, la perseveranza, la temperanza anche in questo campo. Anche nello sport noi cattolici possiamo testimoniare l’incontro meraviglioso che ha illuminato la nostra vita!

- Capita spesso di venire traditi da persone che vivono lontano da Dio. Hai mai subìto dei voltafaccia anche da parte di persone che sembravano essere molto praticanti?

- Sì ho fatto anche questa esperienza, molto dolorosa. Ho pregato e Dio mi ha aiutata a capire che non dovevo chiudermi nel rancore e nel risentimento ma accompagnare queste persone dilatando il mio cuore e pregando per loro. Ogni sera prima di dormire recito il Rosario, in un dolcissimo dialogo con il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria: porto con me tutti, amici, nemici ed ex amici… li ringrazio per avere percorso con me un tratto di cammino sulla strada della vita. Forse le nostre strade si incontreranno ancora, oppure si allontaneranno definitivamente. “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore!” (Giobbe 1,21).

- Come vivi le tue vacanze estive: in maniera pagana dedicandoti ai divertimenti mondani, oppure in maniera cristiana andando in posti che facilitano un maggiore raccoglimento interiore e il dialogo con Dio?

- Un tempo amavo il mare in estate. Ora mi piace guardarlo in inverno, quando le spiagge sono vuote e deserte. Adesso in estate trascorro le mie vacanze in montagna, cercando angoli tranquilli e appartati. Amo il silenzio, la pace, il vento che sussurra nelle pinete, le nubi. Mi raccolgo in preghiera e in meditazione. Soprattutto amo contemplare il cielo stellato. Leggere, pregare, meditare e… camminare. Un ottimo riposo per il corpo e per lo spirito.

- Ti piacerebbe fare un ritiro spirituale in un convento fervoroso e osservante?

- Vorrei proprio fare questa esperienza! Spero di riuscire a organizzarmi entro quest’anno. Pregare, pregare tanto mi sembra una prospettiva meravigliosa. Un modo per ringraziare il Salvatore divino e stare tanto con Lui. Io appena posso mi rifugio in Chiesa e sto lì a lasciarmi accarezzare dalla Sua misericordia… il tempo vola mentre sto con Lui.





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